Sul tavolo Ue la flessibilità di bilancio per chi accoglie i profughi

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L’Unione tratta per superare le resistenze sul piano di redistribuzione dei migranti

Mentre la diplomazia europea lavora a pieno regime per superare le resistenze dei Paesi dell’Est e trovare un accordo sulla redistribuzione di 160mila rifugiati, ipotizzando anche nuove possibilità di flessibilità di bilancio, l’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni fotografa la situazione con un dato: quest’anno 2748 persone sono affogate nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Europa.

Quelli che sono riusciti a raggiungere il Continente via mare sono circa 432mila. Il doppio rispetto a tutto il 2014. La maggior parte dei profughi e dei migranti è sbarcata in Grecia, poco più di 300mila persone, altre 121mila in Italia, circa 2mila in Spagna e 100 a Malta. Per gestire la situazione la commissione europea ha presentato mercoledì un pacchetto di proposte in cui la misura principale è quella di redistribuire 160mila rifugiati dai centri di Italia, Grecia e Ungheria agli altri Stati membri dell’Ue. Servirà ad alleggerire gli oneri dei Paesi di primo approdo, ingiustamente penalizzati dal Regolamento di Dublino, ma anche ad assisterli e a motivarli nei compiti di accoglienza e registrazione. Anche se non è la soluzione definitiva al problema sarebbe un primo passo importante verso una gestione più ordinata dell’emergenza rispetto al caos inumano che c’è stato fino ad oggi. Lunedì spetterà ai ministri degli Interni europei, in riunione straordinaria a Bruxelles, dare il primo via libera alle proposte per poi ratificarle in una nuova riunione l’8 ottobre. Prima però bisognerà convincere i Paesi contrari: Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. Se la proposta non dovesse passare il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, ha già fatto sapere che  sarà convocato un summit dei leader europei entro la fine del mese.

Ieri a Praga il ministri degli Esteri di Germania e Lussemburgo hanno incontrato i quattro colleghi dell’Est che hanno ribadito la loro contrarietà. «Abbiamo bisogno di avere il controllo su quanti migranti siamo in grado di accettare», ha spiegato il ministro degli Esteri ceco e padrone di casa nella riunione, Lubomír Zaorálek. Gli altri tre Paesi sono sulla stessa linea, ma i diplomatici europei confidano di poter arrivare lunedì all’approvazione delle proposte.

I quattro Paesi non bastano a formare una minoranza di blocco in Consiglio e Gran Bretagna e Danimarca non sono inclusi nella proposta perché beneficiano della clausola di esenzione su queste materie negoziata anni fa. Inoltre la Commissione ha già inserito nel testo la scappatoia, che potrebbe convincere anche i Paesi Baltici, scrivendo che «se uno Stato membro non può partecipare totalmente o in parte alla ricollocazione, dovrà dare un contributo al bilancio Ue pari allo 0,002% del suo Pil».

A conti fatti non si tratta di cifre esorbitanti. Se ad esempio la Polonia, che ha già dato segni di apertura, volesse avvalersi di questa possibilità dovrebbe pagare 10,5 milioni di euro. Lunedì si vota a maggioranza, ma se la proposta non passasse e si dovesse andare al summit dei Capi di Stato e di governo a quel punto ci sarebbe bisogno dell’unanimità. In quel caso sarebbe veramente difficile superare la resistenza dell’ultraconservatore premier ungherese Viktor Orban.

Ieri il ministro degli Esteri ungherese ha sottolineato che il «compito principale» dell’Europa deve essere quello di «riprendere il controllo della frontiera esterna dell’Ue». Ieri la questione dei rifugiati è stata discussa anche nella riunione informale dei ministri delle Finanze europei che si è tenuta a Lussemburgo. Il ministro delle Finanze del Paese, Pierre Gramegna, ha annunciato che la sione europea ha presentato mercoledì un pacchetto di proposte in cui la misura principale è quella di redistribuire 160mila rifugiati dai centri di Italia, Grecia e Ungheria agli altri Stati membri dell’Ue. Servirà ad alleggerire gli oneri dei Paesi di primo approdo, ingiustamente penalizzati dal Regolamento di Dublino, ma anche ad assisterli e a motivarli nei compiti di accoglienza e registrazione. Anche se non è la soluzione definitiva al problema sarebbe un primo passo importante verso una gestione più ordinata dell’emergenza rispetto al caos inumano che c’è stato fino ad oggi.

Lunedì spetterà ai ministri degli Interni europei, in riunione straordinaria a Bruxelles, dare il primo via libera alle proposte per poi ratificarle in una nuova riunione l’8 ottobre. Prima però bisognerà convincere i Paesi contrari: Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. Se la proposta non dovesse passare il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, ha già fatto sapere che Commissione farà una prima analisi sull’impatto economico e poi la presidenza di turno lussemburghese aprirà una discussione sulla possibilità di considerare l’emergenza profughi «una situazione straordinaria in relazione alle regole del Patto di Stabilità e Crescita».

Si ipotizzano anche prestiti agevolati della Banca europea per gli Investimenti per aiutare le autorità locali che ospitano i rifugiati. «Questo è un momento cruciale dell’integrazione dell’Ue e per molti versi è una questione molto più critica di quella che abbiamo affrontato con la crisi dell’euro», ha spiegato il ministro delle Finanze finlandese Alexander Stubb.

La proposta della Commissione europea è stata apprezzata anche dal Segretario generale dell’Onu, Ban KiMoon, che però, parlando alla Radio Vaticana, ha anche detto di aspettarsi «che i leader europei facciano di più». Si tratta, ha aggiunto, di «una sfida senza precedenti per il mondo intero, in particolare per l’Europa».

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