“Jobs Act degli autonomi”, questo sconosciuto. Ma le idee ci sono

Economia
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Un dibattito vero, a 360 gradi, promosso dalla fondazione Eyu per affinare il disegno di legge che si appresta ad affrontare la discussione in Parlamento

Il cantiere procede spedito. Per adesso ci sono le solide fondamenta inserite nel disegno di legge approvato a fine gennaio dal Consiglio dei ministri, ma c’è ancora tempo e modo per modifiche che vadano incontro alle richieste dei diretti interessati. Intanto, il mondo dei lavoratori autonomi plaude al Jobs Act delle partite Iva e propone le proprie istanze. Se per i tributaristi va rivista la no tax area, la Cassa forense gradisce le novità sulle tutele e suggerisce qualche cambiamento sull’equiparazione fra autonomi e imprese. Il governo e il Partito democratico ascoltano e si dicono favorevoli ad alcune novità. La sfida, per tutti, è ripristinare la centralità del lavoro nella sua interezza.

Se n’è parlato all’incontro del 7 marzo scorso promosso dalla fondazione Eyu, inserito in una serie di appuntamenti con i quali la fondazione del Pd vuole stabilire un dialogo tra le associazioni degli autonomi e la politica. Circa un settantina i partecipanti alla Camera di commercio di Roma, tra professionisti e associazioni. Deducibilità, formazione, semplificazioni fiscali, equo compenso, moratoria contributiva in caso di malattia grave, creazione di un registro dei lavoratori autonomi. Questi, in estrema sintesi, i temi trattati.

“Stiamo completando la riforma del mercato del lavoro” ha precisato nella sua introduzione Filippo Taddei, responsabile Economia del Partito democratico. “Cerchiamo di farlo – ha detto – affinché il paese possa fare il più grande investimento possibile in capitale umano, comprese ovviamente le competenze professionali”. Il mantra, che lui ribadisce da tempo, è ridefinire la demarcazione tra autonomi e dipendenti eliminando così la sfumatura introdotta nel passato con il lavoro parasubordinato: “Ad esempio con le tutele della malattia e della maternità, la piena deducibilità nella formazione e il doppio intervento sulla certezza dei tempi di pagamento”.

Un dibattito vero a 360 gradi per affinare il disegno di legge che si appresta ad affrontare la discussione in Parlamento. “L’incontro è stato utile, siamo sicuri che questo approccio al confronto lo renderà migliore”, commenta la presidente del Colap, Emiliana Alessandrucci, che ha presentato un documento sulla competitività con alcune proposte concrete. “L’obiettivo – ha detto – è incentivare l’apertura di nuove Partite iva, incidendo così sulla occupabilità, e un maggiore accesso ai servizi professionali offerti, questo darebbe un contributo al Pil. Il testo in tal senso dovrebbe essere migliorato”.

A tirare le somme è stato Tommaso Nannicini, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: “Mi conforta la reazione del mondo del lavoro autonomo che ha dimostrato attenzione e apprezzamento per le nostre proposte, c’è molto spazio per integrarle e ampliarle. Ricordo che il provvedimento presentato non è l’unico che riguarda gli autonomi, fa parte di un disegno complessivo per il mondo del lavoro”. L’intenzione del governo, infatti, non è solo rafforzare le tutele per la committenza, ma anche ragionare su un altro pilastro, quello fiscale, che può essere rafforzato nel dibattito parlamentare. Insomma, il cosiddetto Jobs Act degli autonomi non è un provvedimento chiuso, tutt’altro. Concludendo, ha annunciato Nannicini, “c’è l’intenzione di rivedere la parte previdenziale (l’altro pilastro del disegno complessivo) nella prossima legge di Stabilità per arrivare a una sistemazione strutturale. Anche se non escludo – ha detto – due mini deleghe su fisco e previdenza prima della prossima manovra”.

 

 

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