Tutti evitano lo scontro tra politica e magistrati. Tranne Grillo

Politica e Giustizia
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Il rapporto tra politica e giustizia, secondo Renzi, deve basarsi semplicemente sul rispetto reciproco

Una contrapposizione tra politica e magistratura che riporta indietro nel tempo. Un film già visto per troppi anni. Con queste parole Matteo Renzi è intervenuto sul putiferio politico scatenato dalle parole del presidente dell’Anm, Pier Camillo Davigo. Il premier, nella sua enews, non ha citato direttamente Davigo, ma il riferimento è chiaro.

Il rapporto tra politica e giustizia, secondo Renzi, deve basarsi semplicemente sul rispetto reciproco: i magistrati devono rispettare la politica e arrivare a sentenza e, da parte loro, i politici devono rispettare i magistrati, dunque anche le loro sentenze. Un linea moderata, quella scelta dal premier, che evita lo scontro e che viene rivendicata anche dal Guardasigilli, Andrea Orlando, il quale chiede di non travolgere in polemiche sterili “gli ottimi risultati che stanno avendo le riforme della giustizia”.

Un atteggiamento di mediazione che convince anche la minoranza del Partito democratico. Il leader della sinistra dem Roberto Speranza ha sottolineato come magistratura e politica debbano ascoltarsi, dialogare e non litigare.

Ma la polemica tuttavia resta, anche dentro la stessa magistratura. A partire dalle dure le parole del presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone: “Dire che tutto è corruzione significa dire che nulla è corruzione”. Anche l’ex procuratore di Milano, Edmondo Bruti Liberati, prende le distanze: “Non esiste una magistratura buona contro un’Italia di cattivi”. E ancora, il neo procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri dichiara: “Se si dice che sono tutti ladri, facciamo il gioco dei ladri”. Ci sono infine le parole dell’ex presidente dell’Anm, Luca Palamara: “No allo scontro tra toghe e politica”.

C’è invece chi, all’interno della magistratura, evita di prendere una distanza netta dalle esternazioni di Davigo. Oggi in un’intervista a La Repubblica il sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo parlando di corruzione afferma che “i corrotti che vanno a braccetto con i padrini sono garantiti da una sostanziale impunità dalla politica”.
Mentre al Corriere della Sera, il componente del Csm Piergiorgio Morosini dice: “Nella magistratura ci sono sensibilità diverse e questo può anche essere salutare. Ma Piercamillo Davigo va rispettato, anche se non si condivide tutto ciò che dice”.

Tutti sembrano comunque orientarsi verso una linea di conciliazione, a partire dallo stesso sindacato dei magistrati. “Non cerchiamo lo scontro – sottolinea il segretario generale dell’Anm – non siamo nemici di nessuno e siamo convinti che Davigo non intendesse generalizzare, come d’altra parte ha già spiegato lui stesso ieri in una nota”.

Tutti, dicevamo, tranne Grillo e il suo M5S che, ovviamente, si schiera con la generalizzazione dell’ex magistrato di mani pulite (“i politici continuano a rubare, ma non si vergognano più”) provando a sfruttare, ancora una volta, l’onda del populismo. “Non è colpa Davigo se corrotti e governo coincidono” ha dichiarato con superficialità Luigi Di Maio, sottolineando come le parole del presidente dell’Anm siano “sacrosante e condivisibili da tutti i cittadini onesti”.

D’altra parte, per chi punta il dito su tutto il mondo politico, incondizionatamente, sempre e comunque come è solito fare il M5S (come se loro appartenessero a un’altra categoria), non dovrebbe essere difficile considerare Davigo “un uomo straordinario perché combatte corrotti e corruzione”, come ha fatto Grillo.

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