Stress test fatale per Unicredit. Le banche zavorrano Piazza Affari

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Foto Clara Biondo/Ipp -Milano- Palazzo Mezzanotte in Piazza Affari a Milano sede di Borsa Italiana. Nella foto l'entrata del Palazzo.

Dopo un buon avvio, il comparto creditizio inverte la rotta e porta in rosso il listino milanese: preoccupa Unicredit

C’è un famoso detto che ogni tanto riaffiora nelle sale dei mercati finanziari: “Buy on rumor, sell on news”, ovvero, compra sulle voci e vendi sulla notizia. Ecco, l’andamento di oggi delle Borse del Vecchio continente rappresenta in maniera plastica proprio questa massima. All’indomani della diffusione degli stress test, arriva infatti una seduta di passione per il comparto bancario, in controtendenza rispetto ai rialzi che si sono visti nei giorni scorsi (appunto sui rumors legati ai risultati dei test). Una reazione che oltretutto si registra dopo che la maggior parte degli osservatori ha giudicato positivi i risultati diffusi dall’Eba, l’Autorità bancaria europea.

In un mondo alla rovescia, l’unica in rialzo è Mps, ossia la peggiore tra le 51 banche europee valutate: in questo caso gli investitori apprezzano il piano di salvataggio della banca senese le cui azioni rimangono in territorio positivo (+0.58%) mentre gli altri titoli bancari, dopo un avvio brillante, ripiegano e zavorrano Piazza Affari (-1,72%).

Alla ripresa delle contrattazioni, dopo l’esito degli stress test di venerdì scorso, permangono dunque le nubi. A preoccupare di più è Unicredit che ha conseguito tra i risultati peggiori pur essendo stata promossa negli stress test. Il titolo perde il 9,40% in attesa della diffusione dei conti del secondo trimestre e per le voci di un aumento di capitale. Nello scenario avverso degli esami condotti dall’Eba, il Cet1 della banca milanese si attesterebbe infatti al 7,1%, un valore inferiore alla media degli altri istituti di credito. Unicredit ha già ceduto il 10% di Bank Pekao e FinecoBank, ora i timori del mercato ruotano intorno alla possibilità che l’aumento di capitale sia superiore a 5 miliardi di euro.

Le vendite hanno interessato anche Popolare di Milano, che ha ceduto il 6,22% a 0,407 euro, Banco Popolare, che lascia sul campo il 5% a 2,392 euro, e Ubi Banca, che chiude la giornata in regresso del 6,20% a 2,574 euro.

In questo quadro l’indice principale di Piazza Affari Ftse Mib ha chiuso con una flessione dell’1,73% a 16.554 punti. La giornata si era aperta all’insegna dell’euforia, con Milano che dopo un apertura positiva (+0,7%), aveva accelerato addirittura fino a +1,58% nella fasi iniziali di contrattazione.

Ma il volo è durato poco, a conferma di un’elevata volatilità che rispecchia una forte incertezza di fondo.

Nel frattempo da Bruxelles è arrivata la conferma dell’importanza degli stress test che rappresentano, secondo quanto sottolineato dalla portavoce della Commissione europea Annika Breidthardt, “un esercizio importante della nuova vigilanza” sul sistema. Parlando dei test diffusi venerdì sera dall’Eba, Breidthardt ha aggiunto come “si sia confermata la capacità di reagire delle banche“.

Quanto al piano presentato sempre venerdì scorso dal Cda del Monte dei Paschi di Siena, la portavoce ha confermato quanto dichiarato subito dopo l’annuncio, ovvero che “la Commissione ha preso nota dell’annuncio della banca che pianifica di lanciare un’operazione di raccolta di capitale privato. Tale processo è condotto dalle autorità di supervisione e dalle banche coinvolte. Questo è pienamente in linea con le regole Ue: ogni esigenza di capitale aggiuntiva deve essere in primo luogo raccolta sul mercato e/o da altre fonti private”.

Al di là della questione bancaria, comunque, gli addetti ai lavori accostano l’inversione di oggi anche al crollo della fiducia dei manager del settore manifatturiero inglese. Il dato, uscito in mattinata, è sceso da 52,4 a 48,2 punti nel primo sondaggio dopo il referendum di giugno sull’uscita del Regno Unito dall’Ue.

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