Strage sul gommone: 22 cadaveri recuperati al largo della Libia

Migranti
epa04964351 Sea full of rubber rings for migrants on the sea near Skala Sikaminias, Lesbos island, Greece, 05 October 2015. An estimated 100,000 refugees and migrants arrived on the Greek islands during August, according to the Hellenic Coast Guard  EPA/FILIP SINGER

Il salvataggio di 209 profughi è stato realizzato dalla nave Acquarius di Msf

Sono 21 donne e un uomo le vittime della strage di migranti su uno dei due gommoni soccorso dalla nave di ricerca e soccorso Aquarius, gestita in collaborazione da Medici Senza Frontiere (MSF) e SOS Mediterranee, che ha portato in salvo altri 209 profughi. “Quando la nostra equipe si è avvicinata al primo gommone, ha visto dei cadaveri che giacevano sul fondo dell’imbarcazione in una pozza di carburante” ha detto Jens Pagotto, capo missione di MSF per le operazioni di ricerca e soccorso. “I sopravvissuti – ha aggiunto – hanno passato diverse ore a bordo con i cadaveri. Molti di loro sono troppo traumatizzati per riuscire a raccontare quanto accaduto. Non è ancora chiaro come queste donne siano decedute”. L’equipe hanno trasferito a bordo della nave Aquarius 177 uomini e 32 donne, due delle quali incinte, e 50 bambini, di cui 45 non accompagnati. MSF continua a lavorare per fornire cure mediche e supporto ai sopravvissuti a bordo.

Nel frattempo è arrivata a Pozzallo la nave Bourbon Argos di MSF, con a bordo 628 persone (di cui 101 donne e 13 bambini) recuperate al largo della Libia davanti a Sabratah, in diverse operazioni di soccorso. Tra le persone soccorse anche un uomo di 73 anni e un bambino di soli 7 mesi in viaggio con la sua famiglia. “Anche in questa occasione quando siamo arrivati per effettuare le operazioni di soccorso, due dei gommoni erano già sgonfi su un lato e avevano cominciato ad imbarcare acqua”, ha detto Kim Clausen, coordinatore delle operazioni di MSF sulla Bourbon Argos. “Le imbarcazioni – ha proseguito Clausen – si trovano ad affrontare il mare in condizioni sempre più precarie, con pochissimo carburante, acqua e cibo a disposizione: la capacità di resistenza è di solo poche ore. Nelle ultime settimane, per evitare tragedie in mare, ci siamo trovati ad effettuare salvataggi in zone sempre più vicine alle acque libiche. Queste persone si trovano ad attraversare il Mediterraneo senza nessuna protezione e dispositivo di navigazione: giubbotti di salvataggio, bussole o radio. Non possiamo lasciarle morire in mare”.

Vedi anche

Altri articoli