Sting: “Difficile tornare al Bataclan”. Tenuti fuori gli Eagles of Detah Metal

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Parla Sting, che ha avuto il compito di suonare alla riapertura del locale ad un anno dalla strage. A Jesse Huges, degli Eagles of Death Metal che suonavano quella fatidica sera, è stato impedito l’ingresso a causa delle infelici dichiarazioni sul coinvolgimento della security del locale nelle stragi

Sting è a Milano, per la promozione del suo nuovo album 57th 7 9th, e parla a ruota libera della toccante esperienza che gli è toccata sabato scorso: suonare alla riapertura del Bataclan, a un anno dai tragici eventi del 13 novembre 2015. “Non è stata un’impresa facile commemorare le vittime di quel maledetto giorno, le famiglie

Il trombettista franco-libanese Ibrahim Maalouf

Il trombettista franco-libanese Ibrahim Maalouf

di molte delle quali erano presenti in sala insieme a numerosi sopravvissuti  – ha dichiarato il cantante – Ho notato una donna che teneva in alto la foto di suo figlio mentre ascoltava il mio concerto”. La pop star inglese, tra l’altro, conosceva già il locale parigino: “Ci sono venuto a suonare a fine anni settanta. Ho scelto stavolta di aprire il mio concerto con Fragile, un pezzo che ritenevo appropriato alla situazione, facendo prima rispettare un minuto di silenzio, e ho preteso che in scena insieme a me ci fosse il trombettista Ibrahim Maalouf, come presenza islamica sul palco”.

Un accenno anche a Donald Trump; l’aspetto che maggiormente preoccupa Sting del neoeletto presidente americano è la sua scarsa sensibilità verso il tema del riscaldamento globale: “Il fatto che il nuovo presidente degli Stati Uniti lo consideri una truffa è un po’ preoccupante – ha detto l’ex Police, per poi fare una considerazione sui motivi dell’elezione – sono convinto che tutto quel tam tam di ricche star internazionali che si divertivano sul palco con Hillary Clinton non abbia fatto passare un messaggio edificante”.

Ma per un artista benvoluto nel contesto della commemorazione parigina, ce n’è una altro al quale invece è stato addirittura negato l’accesso al Bataclan; e la cosa suona ancora più strana visto che si tratta di Jesse Hughes, il cantante degli Eagles of Death Metal, che la sera degli attentati stavano suonando all’interno del locale, condividendo gli interminabili minuti di caos, terrore e morte insieme a tutti gli spettatori presenti. È proprio il gestore del locale, Jules Frutos, a motivare l’accaduto facendo riferimento ad alcune infelici dichiarazioni (poi smentite e successivamente di nuovo reiterate) in cui Huges accusava di connivenza con la strage il personale del Bataclan: ““Sono arrivati e li ho cacciati fuori – ha detto Frutos – Certe cose non si dimenticano. Ogni due mesi ha rilasciato dichiarazioni false. È una pazzia accusare la nostra security di essere stata complice dei terroristi. Ne ho abbastanza. Tutto questo deve finire”.

E mentre il manager degli Eagles of Death Metal smentisce i fatti (“Erano a Parigi ma non hanno provato a entrare nel locale”) c’è da segnalare come, con le stesse motivazioni, quest’estate la band fosse già stata esclusa da due importanti festival francesi: il Rock en Seine di Parigi e il Cabaret Vert festival di Charleville-Mézières.

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