Sting, a novembre il nuovo album: “Mi interrogo sulla mortalità delle rockstar”

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Si chiamerà 57th & 9th: l’ex Police lo ha presentato come il suo disco più rock da molti anni a questa parte. Contiene una canzone su Prince e molti spunti di riflessioni sull’emigrazione

Il Rock Paper Scissors tour insieme a Peter Gabriel sta andando benissimo: una serie di sold out americani e domani sera la prima data canadese, a Calgary. Ma l’intensa attività live non ha fiaccato Sting, che nei ritagli di tempo è riuscito a lavorare a quello che sarà il suo prossimo album in studio. “È il disco più rock che faccio da molto tempo a questa parte – ha dichiarato il cantante all’edizione americana della rivista Rolling Stone – dentro c’è tutto quello che so fare, ma il filo conduttore è l’energia. Non vedo l’ora di finirlo e vedere cosa succede”.

Negli ultimi due anni Sting è stato molto impegnato nello scrivere un musical, The Last Ship, da lui stesso interpretato e basato sulla sua infanzia nell’Inghilterra del dopoguerra. Solo pochi anni prima aveva riformato la sua band storica, i Police, per una serie di concerti che sono andati avanti per due anni: “Un esercizio di nostalgia puro e semplice – dice Sting – a dire il vero un esercizio nostalgico che ha avuto molto successo, ma senza nessuna pretesa che fosse qualcosa di diverso da quello”.

Riguardo al nuovo album, il cui titolo, 57th & 9th, deriva dall’incrocio delle strade che il cantante attraversa per recarsi nello studio di registrazione, sappiamo che si tratta di un’opera molto istintiva, frutto di un lavoro di scrittura e arrangiamento svolto direttamente in studio insieme a un gruppo di fidati musicisti (tra i quali lo storico amico e batterista Vinnie Colaiuta). “Parte dell’album ha come tema l’emigrazione”, rivela Sting; ma il disco è molto vario e dentro c’è anche un brano scritto per Prince: “È un brano su quanto sia scioccante la morte di un’icona culturale: Prince, David Bowie, Glenn Grey, Lemmy erano le nostre divinità in un certo senso. Quando sono morti, anche io, in quanto rockstar, ho dovuto interrogarmi riguardo al mio essere mortale. E una sorta di amara consapevolezza si è fatta largo: quella che la nostra tracotanza (Hybris) al momento della fine non servirà a nulla”.

Dopo essere stato una stella di prima grandezza coi Police, Sting ha sapientemente gestito una lunga carriera solista, con alcuni picchi e altrettanti momenti interlocutori, ma sempre riuscendo a capitalizzare al meglio il suo status di rock star mondiale costruito tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80.

Dal suo esordio “in proprio” con The Dream of the Blue Turtle del 1985, fino a The Last Ship, l’ultimo album di inediti, e colonna sonora del musical uscito nel 2013, il musicista inglese ha sfornato 11 dischi, spaziando all’interno delle suoi generi preferiti, dal jazz alla classica, sempre in funzione di una spiccata attitudine a scrivere melodie rette da una voce inconfondibile. Ed è sicuramente l’elemento vocale il vero e proprio marchio di fabbrica di Sting, la caratteristica capace di fidelizzare i fan molto più delle sue divagazioni in territori musicali “altri”, rispetto ai quali, terminati i Police, il nostro più che un pioniere si è rivelato un raffinato turista.

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