Spettri europei, da Budapest alla Moravia. L’Europa alla prova dell’accoglienza

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Il dramma alla stazione della capitale ungherese, l’orrore della polizia ceca

Dall’Ungheria alla Repubblica Ceca all’Austria uno spettro si aggira per l’Europa, lo spettro che il Novecento ha ben conosciuto, quello del disprezzo di ogni senso di umanità. L’Europa sta perdendo la testa dinanzi alla massa di disperati che chiede aiuto.

Innanzi tutto c’è il triste spettacolo di Budapest, con centinaia di migranti bloccati e repressi dalla polizia magiara, uomini, donne e bambini con regolare biglietto che sperano di raggiungere la terra promessa della Germania e vengono ostacolati con le buone e soprattutto con le cattive dai gendarmi di Orban, quello del Muro al confine con la Serbia. Infine la polizia ungherese ha sgomberato la piazza usando i lacrimogeni contro i migranti ma stamane altre centinaia di migranti sono arrivati alla stazione perché vorrebbero proseguire il viaggio verso l’Europa occidentale ma la polizia ha rafforzato la sua presenza sul posto per non lasciarli entrare. Fuori dalla fermata della metro della stazione si è formato un vero e proprio accampamento.

Ma non basta. Perché oggi i mezzi di comunicazione della Repubblica ceca hanno dato la notizia secondo la quale la polizia starebbe continuando ad arrestare i migranti che stanno tentando di raggiungere la Germania e Austria via treno.

Ma c’è qualcosa di più raccapricciante che ricorda la barbarie dei campi di concentramento: martedì nel sud della Moravia gli agenti avrebbero fatto scendere 200 persone dai treni e li avrebbero “marchiati” scrivendo un numero a pennarello sulla pelle di uomini, donne e bambini.

Le stesse cifre vengono poi scritte sul biglietto del treno che la polizia sequestra. Con i numeri sono marchiati non solo gli adulti ma anche i bambini. Una cosa ignobile, che rimanda la mente ai momenti più bui del Novecento europeo.

E tornando al dramma di Budapest, il ministro della Difesa ungherese, Csaba Hende, ha annunciato in Parlamento l’invio di 3000-3500 militari sul confine sud del Paese, in sostegno alla polizia. “I militari non avranno però ordine di aprire il fuoco per mandare via la gente”, ha aggiunto. Il vicepremier ungherese Janos Lazar ha incolpato la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Ma la cancelliera ha replicato: “Non vedo corresponsabilità” nella situazione che si sta verificando in Ungheria, ricordando che la Germania ha annunciato che di fatto rinuncerà a mandare indietro i siriani in arrivo nel Paese.

L’Europa vive il suo momento più complicato da decenni a questa parte. E, seppure con scetticismo, gli occhi sono puntati sul vertice del 14 settembre, occasione per il Vecchio continente di cominciare a darsi una politica dell’accoglienza e di mettere in campo un serio piano di redistribuzione delle quote di immigrati nei diversi paesi europei.

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