“Spes contra spem”, cosa vuol dire l’ultimo messaggio di Pannella

Politica
Marco Pannella arriva al ministero della Giustizia, 13 maggio 2015 a Roma.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Non basta “avere speranza”, bisogna “essere speranza”: cioè protagonisti dell’azione

Famiglia Cristiana ha pubblicato oggi sul suo profilo Twitter una lettera, datata 22 aprile, scritta da Marco Pannella a Papa Francesco. Uno scritto molto commovente, sintesi dell’impegno politico del leader radicale, scomparso ieri, ma anche piena di umanità e sensibilità.

Per due volte, in questa missiva, Pannella scrive la locuzione latina spes contra spem.

Che cosa vuol dire? E perché sembra essere un concetto molto caro a Pannella?

Troviamo questa frase per la prima volta in un passaggio della Lettera ai Romani di Paolo di Tarso, in cui l’apostolo definisce la smisurata fede di Abramo proprio con questa locuzione:

… qui contra spem in spem credidit, ut fieret pater multarum gentium secundum quod dictum est ei: Sic erit semen tuum. (Egli ebbe fede sperando contro ogni speranza e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: così sarà la tua discendenza).

L’interpretazione che viene data a questo passo è stata nel tempo usata per definire colui che coltiva un fede enorme verso il futuro, e nonostante le avversità, non perde la speranza ma anzi la rafforza.

La frase fu utilizzata spesso, alla fine degli anni 50, anche da Giorgio La Pira, che la utilizzò come suo motto per sottolineare la fermezza del proprio atteggiamento contro i suoi oppositori o contro chi voleva contrapporgli la crudezza della realtà che lo circondava.

Pannella, è più volte intervenuto, anche pubblicamente, per spiegare il senso di questa frase. Secondo il leader radicale, questa locuzione mette in contrapposizione l’essere speranza (spes) intesa come processo attivo di cambiamento, contro semplicemente l’avere speranza (spem)

E’ un messaggio che chiama quindi all’azione perché chi “si fa portatore di speranza” è protagonista. Non subisce le avversità, e non vedrà mai vacillare le proprie convinzioni, perché è lui stesso espressione e manifestazione della speranza che vuol vedere realizzata. Tutto il contrario di chi aspetta che si realizzino le proprie speranze, senza far niente di concreto; alle prime avversità cadrà nella disperazione e non avrà la forza di andare avanti.

Un concetto molto simile a quello teorizzato, molto più recentemente, da Gandhi quando diceva: “Siate voi stessi il cambiamento che volete vedere nel mondo”.

Oggi – ci dice Pannella – siamo sommersi da tutte le illusioni che la società, la politica e la religione ci hanno inculcato ma nessuno ci ha insegnato ad “essere speranza”, che vuol dire essere attori del cambiamento. L’unico modo che abbiamo per vivere liberi.

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