Speranza: “Niente scissioni ma il Pd non può essere la caserma del Sì”

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Il leader della sinistra dem: “Il partito non si esaurisce in una personalità, io lavoro per costruire un’alternativa”

“Il Pd non può essere una caserma del Sì, chi pensa questo commette un errore molto grave”. Impegnato alla Festa nazionale de l’Unità di Catania per un dibattito sull’Europa, il leader della minoranza dem Roberto Speranza non si è sottratto alle domande dei giornalisti che gli chiedevano del referendum costituzionale del prossimo autunno. “Una buona parte della nostra gente non è convinta – ha detto – l’argomento più solido per chi vuole votare oggi no al Referendum è il legame molto profondo con la legge elettorale: c’è una sola Camera che fa leggi e quindi non può essere indifferente come la si elegge”.

Per l’ex capogruppo del Pd l’Italicum è “una legge profondamente sbagliata perché non consente ai cittadini di scegliere chi eleggere e si rischia di avere un piccolo partito che vince al secondo turno con una distorsione della rappresentanza”. Modificare o meno questa legge, ha sottolineato Speranza, “è una decisione delicata e decisiva che influirà sulle mie scelte sul Referendum“.

Rischio scissioni nel Pd? Credo di no. “Sicuramente questo argomento non mi sembra legato al referendum. Non c’è disciplina di partito, di corrente e di aree diverse di partito. Questo non è un referendum sul governo. Questo – ha aggiunto – è stato un errore che è stato commesso: immaginare che era un voto sull’esecutivo o su Renzi è stato un errore. Sono contento perché vedo che Renzi ha cambiato atteggiamento nelle ultime settimane, ed è giusto: questo è referendum sulla Costituzione, non c’entra nulla né il governo né Renzi”.

Niente scissioni dunque, ma neppure un partito appiattito solo su Renzi sì o Renzi no. “Un partito non si esaurisce in una personalità, perché è una grande comunità di uomini. Ci sono stati segretari prima di Renzi, ci saranno dopo Renzi. Io voglio lavorare per costruire un’alternativa a Renzi non mi piace il termine rottamazione e non mi è piaciuto quando è stato usato negli anni scorsi. In questo partito abbiamo visto renziani della prima e dell’ultima ora. Io resto nel Pd per costruire un’alternativa a Renzi. Lo faccio – ha concluso – con le mie idee, con coraggio e umiltà, con la consapevolezza che questo è il più grande partito del Paese”.

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