Gutgeld: “Spendere meglio per più servizi e meno tasse”

Dal giornale
Gutgeld

«La spesa corrente cala rispetto al Pil e anche la pressione fiscale. E questo è un fatto». Gutgeld spiega perché i risparmi servono al sociale e ai deboli

Come sta andando la spesa? E serve davvero tagliarla, in un Paese dove spesso le famiglie si ritrovano a dover pagare la carta igienica per le scuole? Mentre sui giornali rimbalza la (solita) polemica sulla Spending review che sarebbe fallita, che «manca ancora di quei duetre-quattro miliardi» che si aspettavano, che «nessuno davvero vuol fare seriamente», tanto che Roberto Perottio ha gettato la spugna, ecco, mentre monta il richiamo alle forbici e le mannaie, Yoram Gutgeld nel suo studio di Palazzo Chigi chiede di stare ai fatti. «Potrei dare cifre voce per voce, potrei dire due miliardi di qua, cinque di là – dichiara – Mi fermo invece a un dato incontrovertibile: la quota di spesa corrente sul Pil dal 2013 a oggi al 2016 diminuisce di quasi due punti di Pil (vedi grafico, ndr).

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Anche Tremonti annunciava tagli miraboilanti, ma poi alla fine la spesa aumentava. Con noi diminuisce, e questo è un fatto». Accanto ai risparmi di spesa, c’è la pressione fiscale che cala di oltre un punto. Questa per Gutgeld è il biglietto da visita del governo: la spending serve ad abbassare le tasse. E questo si saèpeva. Ma nella chiacchierata al primo piano di Palazzo Chigi si scopre anche un’altra cosa: i risparmi servono a spendere. E questa è la novità. Non solo riduzione del perimetro pubblico (come vorrebbero alcuni), ma efficientamento dei servizi, soprattutto nel sociale. Quasi due punti di Pil sono un risultato fuori dalla norma, per una macchina pubblica ancora incagliata in meccanismi vecchi e costosi. A parte il rapporto sul Pil, il responsabile della revisione della spesa ha quantificato in un suo recente intervento in 20 miliardi i risparmi ottenuti dal 2014 al 2016. Non è che si è continuata la politica di austerità di Monti? Viste le cifre si sospetterebbe questo. Ma Gutgeld protesta. «Assolutamente no. Monti ha alzato le tasse, noi le abbiamo abbassate, e puntiamo aridurle entro l’anno prossimo di quasi 35 miliardi (vedi tabella, ndr). Oltre a questo, noi abbiamo investito nel sociale: tre miliardi sulla scuola, un miliardo sulla povertà». Certo, è incontrovertibile. Ma c’è anche chi sospetta che l’obiettivo finale sia sempre «affamare la bestia», per dare vantaggi al mercato. «Veramente stiamo facendo proprio l’opposto – insiste Gutgeld – La riduzione del fisco va in gran parte in tasca alle fasce deboli. Con il bonus abbiamo messo 10 miliardi nei bilanci delle famiglie a reddito medio-basso.C’è una ragione sociale, ma anche economica: aiutando i più deboli riparte la domanda interna. E noi li abbiamo aiutati anche con la decontribuzione, che ha aiutato a creare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro oltre stabilizzare altri centinaia di migliaia di precari. Si può davvero dire che non si tagliano i servizi, in un Paese in cui le famiglie spesso pagano ticket e libri di testo anche per la scuola dell’iobbligo? «Ripeto che abbiamo messo tre miliardi sulla scuola, per assumere più insegnanti e per stabilizzare i precari. E non solo. In Sanità i servizi aumentano, non diminuiscono. Quest’anno abbiamo già salvato circa 26mila persone con i farmaci innovativi per l’epatite C per una spesa complessiva di 500 milioni, che costano che costano per ogni paziente decine di migliaia di euro.

L’anno prossimo investiamo 1,3 miliardi in più, con servizi essenziali allargati, per esempio stanziamo 200 milioni per l’acquisto di ausili e protesi innovative per i disabili. Quale servizio è messo a rischio?». Dunque, parliamo di più spese, non di meno spese: un paradosso per un commissario alla spending. «Parliamo di spesa migliore, più efficiente. Questa è la vera spending review, su questo sono d’accordo con Giarda. Almeno per il sociale bisogna efficientare la spesa per reinvestire negli stessi servizi. In Sanità faremo così: ogni euro risparmiato andrà a migliorare la spesa per i cittadini. Lo stesso vale per i servizi pubblici locali, su cui c’è molto da fare». Ecco, i servizi pubblici: è un’area che sarà affrontata dalla legge Madia. Quale misura le sembra più efficace di quel testo? «Ce ne sono diversi. Da un lato c’è l’idea di ridurre il numero delle strutture (per es. prefetture), dall’altra parte c’è l’idea di riorganizzare le funzioni stato sul territorio – spiega Gutgeld – Le funzioni amministrative con la tecnologia possono essere organizzate in modo più razionale. Le cifre le faremo con i progetti concreti in pista. La riorganizzazione Pa è un elemento importantissimo». Per i servizi locali si possono fare passi da gigante. Il progetto Delrio per il la riforma del trasporto pubblico locale ne è un esempio. «Tutto in favore dei cittadini, che oggi non mi pare abbiano un gran servizio». Tuttavia se si vogliono abbassare le tasse, le risorse vanno trovate. «Allora, in alcune aree, come i ministeri, si può tagliare, in altre, come nel sociale, bisogna risparmiare e reinvestire. Ma per abbassare le tasse serve anche il recupero dell’evasione. Stiamo raggiungendo obiettivi importanti. Le due misure che abbiamo inserito in finanziaria (split payment e reverse charge) stanno dando risultati superiori al previsto: dovevano portare poco più di due miliardi, stanno portando di più, siamo già sopra a tre miliardi». La bacchetta magica non c’è. C’è sicuramente però una strada già tracciata, come le 33 centrali di acquisto che dovranno gestire la spesa per almeno 15 miliardi dall’anno prossimo. «Questa è una misura che non toglie servizi e assicura certamente molti risparmi», conclude Gutgeld.

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