Spagna, 5 scenari più o meno probabili per uscire dal caos post elettorale

Spagna
epa05078312 Spanish Prime Minister and candidate of the ruling Conservative People's Party (PP), Mariano Rajoy, speaks during a press conference after the meeting of the National Executive Board, a day after the general elections, in Madrid, Spain, 21 December 2015. The ruling party of Spanish Prime Minister Mariano Rajoy fell short of an absolute majority in the elections that saw both major traditional parties lose ground and left it uncertain who would form the next government.  EPA/Kiko Huesca

Da un governo di unità nazionale fino alle elezioni anticipate: ecco quali accordi si potrebbero raggiungere

Il bipartitismo è morto. Questa è l’unica certezza di queste ultime elezioni politiche in Spagna. Meno chiare, invece, le possibili coalizioni che si potrebbero creare per governare il Paese. “La Spagna – ha detto Rajoy – non può permettersi un’era di incertezza politica”, ma è proprio questa la situazione che hanno di fronte i leader politici di queste consultazioni. Incertezza per non dire caos, dal momento che la Spagna si trova per la prima volta ad affrontare una situazione di stallo come questa, con quattro partiti e nessun vincitore. Le alleanze sono difficili e anche se Rajoy insiste nel dire che la vittoria è sua, la strada per lui è tutta in salita. Il leader del Partido Popular dovrà ora confrontarsi con Rivera, Sánchez e Iglesias per capire come poter formare un governo e che tipo di governo potrebbe venire fuori. Di fronte ai numeri di seggi ottenuti in parlamento dai quattro principali partiti – Partido Popular 123 Partido socialista 90, Podemos 69, Ciudadanos 40 – ecco quali sono le strade, alcune percorribili altre decisamente meno, che i vari partiti potrebbero tentare per raggiungere quella maggioranza di 176 deputati in Parlamento.

1. Governo di unità nazionale

È l’ipotesi che consentirebbe di avere numeri sufficienti in Parlamento per governare, con ben 213 deputati tra Pp e Psoe ed eventualmente gli altri 40 deputati di Ciudadanos. Resterebbe esclusa una realtà importante del Paese, Podemos, dal momento che Ciudadanos e il Pp non si alleerebbero mai con il partito di Iglesias e il leader degli Indignados ha già detto chiaramente di non voler appoggiare un governo del Pp. L’alleanza con i popolari al momento risulta difficile anche per buona parte del Partito socialista che, come Podemos, ha escluso un appoggio al governo guidato da Rajoy. Si tratta, però, dell’unica alleanza che permetterebbe di avere i numeri più che sufficienti per governare.

2. Governo di destra con Pp e Ciudadanos

Il Pp cercherà innanzitutto l’appoggio di Ciudadanos e un accordo per la coalizione sembra possibile, ma i due partiti, con 163 deputati in tutto, non raggiungerebbero la maggioranza assoluta in Parlamento. Gli altri partiti che potrebbero unirsi sono il PNV e Coalición Canaria con i quali si arriverebbe a 170 deputati. Sarebbe necessario, ma difficile, l’accordo con gli indipendentisti di centrodestra di Democrácia i Llibertat (ex Convergencia) che contano otto deputati.

3 . Governo di sinistra con Psoe e Podemos

Mentre è piuttosto netto il no al Pp, sia dalla maggior parte dei socialisti che da Podemos, meno chiara è la posizione del Psoe di fronte a un’eventuale coalizione con Podemos. Pablo Iglesias ha già posto al partito di Sánchez delle condizioni senza le quali un accordo è impossibile, primo fra tutti l’appoggio per un referendum sull’indipendenza catalana. Anche raggiungendo un compromesso per governare, i due partiti non raggiungerebbero un numero sufficiente in Parlamento (insieme raggiungono quota 159 deputati). E i due partiti non raggiungerebbero quota 176 nemmeno sommando i seggi ottenuti in Parlamento da Izquierda Unida ed Esquerra Republicana de Catalunya. Sarebbe necessario, ma improbabile, un patto con il PNV (il partito nazionalista basco).

4. Governo di transizione

Per Pablo Iglesias “è tempo di un patto storico in Spagna. È l’ora degli statisti”. Il leader di Podemos ha evidenziato come in un Paese uscito dalle elezioni senza una maggioranza chiara sia fondamentale un “processo di transizione che porti a un patto storico nel Paese”. In questo modo si porterebbero avanti alcune riforme indispensabili, prima fra tutte la legge elettorale, prima di tornare a nuove consultazioni politiche.

5. Elezioni anticipate

Se non si dovessero raggiungere accordi tra partiti e non si formasse alcun governo due mesi dopo il giuramento dei deputati e l’elezione del presidente della Camera, l’unica soluzione sarebbe lo scioglimento della Camera stessa e l’indizione di nuove elezioni in primavera.

Vedi anche

Altri articoli