Sotto le due torri c’è un candidato ma c’è chi lo sfida

Dal giornale
Il sindaco di Bologna Virginio Merola durante la cerimonia di consegna della cittadina onoraria al premio Nobel per la Pace 2006 Muhammad Yunus fondatore della Grameen Bank nella sala del consiglio Comunale di Bologna, 8 Luglio 2015.ANSA/GIORGIO BENVENUTI

Il Pd ripresenta il sindaco uscente. Ma si inseguono le voci di un cambio in corsa

Bologna è il viaggio dentro un paradosso che, più o meno, suona così: un Pd che dovrebbe essere convinto di vincere ma che si fa attraversare dal dubbio di perdere e rende così ipotizzabile una sconfitta. Una sorta di profezia negativa che si autoavvera. Un paradosso che riguarda più la psicologia collettiva che la razionalità politica ma non per questo meno importante nell’era della politica pop e dei social, dello storytelling e della narrazione.

Così, proprio per indagare in profondità questo sentimento non ho fatto ricorso solo alle tradizionali interviste, ma ho interpellato in diverse occasioni un focus-group, senza alcuna pretesa di scientificità e tuttavia abbastanza rappresentativo degli umori di un pezzo importante dell’elettorato progressista di Bologna. Una discussione che, con l’impegno dell’anonimato, è stata libera e senza rete, e che mi ha fornito diverse chiavi di lettura.

Qui al buon governo si accompagnava una diffusa rete di partecipazione politica che coinvolgeva, chi in quanto cittadino, chi in quanto impegnato nel governo e nel sottogoverno, decine di migliaia di persone, sino a spingere il Pci bolognese alla astronomica cifra di centomila iscritti. Una rete che ha certamente subìto una enorme contrazione ma che, stante anche il fatto che l’elettorato bolognese ha l’età media di 55 anni, non è affatto sparita. Rotto il vaso contenitore del Pci quel grande fiume non è confluito solo (anche se in gran parte sì) nel Pd, ma si è anche separato in altri corsi d’acqua che oggi seguono i loro letti senza più uno sbocco comune. Sicchè qui la partita è tutta interna alla sinistra, o meglio all’esito di una lunga resa dei conti che coinvolge l’immenso bacino elettorale di quel che fu il Pci: Cinque Stelle, Sel, Civismo di sinistra, tutti hanno attinto da lì.

Perso il quadro comune che garantiva la coesistenza di tante anime diverse, l’elettorato è diventato mobile, umbratile, imprevedibile. Così si spiega anche l’astensionismo giunto alla quota record del 60% alle ultime elezioni regionali: «Non è un elettorato in fuga, bensì consapevole, che ha voluto mandare un messaggio preciso a un partito pienamente coinvolto in rimborsopoli», dice il più autorevole del focus-group. Del resto qui, nel 1999, aveva già vinto il centrodestra con Giorgio Guazzaloca. E non è un caso che a Bologna il M5S abbia attecchito prima che altrove. Esaurita la spinta propulsiva del modello di governo, da oltre un quindicennio Bologna non ha più continuità amministrativa: non ebbero il secondo mandato Giorgio Guazzaloca, Sergio Cofferati, Flavio Delbono. Vedremo se ora ce la farà Virginio Merola, il sindaco uscente che il Pd ha ricandidato all’unanimità lo scorso luglio (qui, la sua intervista).

I dati economici essenziali raccontano una città dove, come ovunque, la crisi morde ma in maniera diversa che altrove. La disoccupazione è più bassa della media nazionale (8,4% contro il 12%), mentre quella giovanile è drammaticamente più alta (45% contro il 40%) e crescono povertà e disagio abitativo. Segnali da non sottovalutare in una città che, nel 1977, vide il disagio giovanile esprimersi in una rivolta che segnò la prima rottura del modello bolognese. In giro per la città, tuttavia, a parte le ovvie critiche dell’opposizione, la sensazione che tutto sommato Merola abbia ben governato è abbastanza diffusa. E allora da cosa nasce la sensazione diffusa che comunque il sindaco non riuscirà a farcela al primo turno, come nel 2011? Il problema non sono gli avversari. Il M5S, il più insidioso, ha dismesso gli abiti della pura protesta ma non sembra indossare ancora pienamente quelli del buon governo. Il suo candidato, Massimo Bugani, fotografo, faccia per bene ed eloquio moderato, non è un Masaniello senza essere ancora un Guazzaloca. Di certo vuole parlare ai delusi dal Pd: «Si racconta come erede di Berlinguer, con cui non ha però più nulla a che fare: oggi è un partito di destra».

E allora tutto, alla fine, si deciderà in quel gigantesco magma un po’ informe che è il mondo liberato dalla crisi del Pci. Lì dentro si muovono passioni e interessi che entrano in gioco attraverso un complicato sistema di relazioni e vasi comunicanti. È tutto un grumo emotivo che diventa improvvisamente problema politico. Non è un caso che in realtà l’obiezione principale che si muove al sindaco, mai detta esplicitamente, ma mormorata ovunque, è la sua «fragilità emotiva» che Merola ha deciso di portare a galla. «Sì lo so – dice il sindaco – di me dicono questo, che sono troppo emotivo e quindi non affidabile. Ma io respingo l’idea di una politica fatta di sangue e merda, come diceva il socialista Rino Formica. Per me contano le passioni e non ci trovo nulla di male se talvolta mi emoziono mentre parlo».

Fa bene Merola a portare a galla il non detto, perché trascurare il fattore umano e il ruolo che esso gioca in una vicenda come quella di Bologna, così intimamente legata alla fine di una grande comunità come quelle comunista, potrebbe essere esiziale. Lo piscodramma a sinistra prende poi ancor più forma se guardiamo alle ragioni che hanno creato una frattura difficilmente risanabile: lo sgombero del Centro Sociale Atlantide dal Cassero, di proprietà del Comune, il sindaco oggi è indagato per aver ritardato lo sgombero. «Sono stato sentito in Procura – spiega Merola – e ho spiegato le ragioni che hanno condotto, nel pieno esercizio della discrezionalità dell’Amministrazione, a esplorare la possibilità di una soluzione concordata per liberare l’immobile. Preso atto della impossibilità di giungere a un accordo ho provveduto a liberarlo». Una parte della sinistra radicale, capeggiata dall’ex-assessore alla cultura Ronchi, lo ha invece abbandonato accusandolo di non aver fatto nulla per evitare lo sgombero. Si tratta di una vicenda che non ha grande rilevanza numerica, come mai allora esplode come una specie di mina simbolica? Probabilmente perché in essa si riflettono le tensioni e si giocano le identità delle varie parti in cui si è divisa la sinistra.

La pensa così Cathy La Torre, capogruppo di Sel in Consiglio Comunale : «Nella vicenda Atlantide si riflettono due visioni alternative della città. Il Pd pensa che all’emergenza abitativa si possa dare una risposta in termini di ordine pubblico, noi no. Merola è stato per un anno e mezzo un buon sindaco di sinistra, poi, e non mi spiego ancora perché, ha cambiato rotta. A uccidere il centro sinistra a Bologna è stato il Pd. Non penso sia possibile ricucire, ora dobbiamo puntare a una candidatura unitaria di tutto quel che si muove alla sua sinistra». È d’obbligo allora andare a sentire un politico di lungo corso, un nome che ai bolognesi dice molto: Mauro Zani, già segretario della potente federazione comunista bolognese, poi coordinatore della segreteria nazionale del Pds con Achille Occhetto. Oggi Zani capeggia un movimento civico che lui stesso definisce «un Podemos in salsa bolognese: dopo lo shock dell’astensione alle regionali il problema principale è far ritornare i cittadini alla politica. Forse il Pd non si pone il problema, ma in regione governa con il 18% dei voti degli aventi diritto. Forse a loro sta bene così. Per questo avremo un nostro candidato sindaco che spero condiviso con altri che intendono essere alternativi al centrodestra e a un Pd che si spinge sempre più a destra. Alleanze con il M5S? piuttosto credo che noi andiamo a prendergli voti».

Nel 2011 Merola vinse al primo turno con il 50,74% dei voti, con l’appoggio di Sel, quindi è evidente che questa volta, la presenza di una lista alla sua sinistra rende assai problematico evitare il ballottaggio. Non tutta Sel, però, se la sente di abbandonare l’alleanza con il Pd. Non lo farà con ogni probabilità Amelia Frascaroli, candidata sostenuta anche dall’area prodiana nelle primarie del 2011 e assessora alle politiche sociali. E il Professore? Sì Romano Prodi, il padre dell’Ulivo e l’unico che sia riuscito a tenere insieme tutta la galassia della sinistra bolognese, che farà? La scorsa volta si impegnò molto a favore di Merola e anche questa volta, assicurano ambienti a lui molto vicini, non farà mancare il suo appoggio.

In una partita che si gioca tutta a sinistra si inserisce abilmente, cercando di instillare dubbi sulla candidatura di Merola, il Ministro Galletti, dell’Udc che non perde occasione per polemizzare con il sindaco che gli ha risposto per le rime. Un disegno per indurre il Pd bolognese a cambiare cavallo e compiere una svolta neocentrista (proprio quello che la sinistra-sinistra l’accusa di aver già compiuto da tempo)? Il segretario del Pd di Bologna, Francesco Critelli, taglia corto: «Le voci, i boatos, i rumors che si diffondono sono totalmente privi di fondamento. A luglio abbiamo ricandidato Merola e adesso siamo al suo fianco senza se e senza ma, in pieno accordo con il partito regionale e con quello nazionale. Credo sia positivo anche per il Pd nazionale, infatti, che qui la scelta del candidato sia già avvenuta senza complicazioni che altrove ci sono. Siamo già impegnati al fianco del sindaco per rivendicare cinque anni di buon governo e chiedere un secondo mandato».

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