“Sosteniamo l’Italia su migranti e terremoto”. Il “me ne frego” di Juncker dura meno di due giorni

Europa
Italian Premier Matteo Renzi, right, and EU Commission President Jean-Claude Juncker attend a press conference at Chigi Palace, premier's office in Rome, Friday,26 February 2016. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Il presidente della Commissione europea telefona a Renzi dopo il botta e risposta dei giorni scorsi

“Matteo non ti preoccupare. L’Ue sostiene l’Italia su migranti e terremoto”. E’ quanto avrebbe detto, in una telefonata avvenuta mercoledì sera, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker al presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, secondo quanto riferiscono il Corriere della Sera e la Stampa.

La questione era stata al centro di un botta e risposta nei giorni scorsi tra i due, con il premier che, poche ore dopo l’ultima devastante scossa che ha sconvolto il Centro Italia, affermava che “le vite dei nostri figli valgono di più delle regole dei burocrati di Bruxelles” e Juncker che rispondeva con uno sprezzante (anche se poi già in parte ridimensionato) “me ne frego”.

Secondo la Stampa, nella telefonata del 9 novembre, sono arrivate rassicurazioni anche sulla manovra. La distanza tra le richieste dell’Italia e le concessioni dell’Europa che sembrava “incolmabile”, pare ora decisamente ridotta. Il lavoro di limatura che da giorni stanno portando avanti il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e il commissario Pierre Moscovici sta evidentemente portando i frutti sperati. Parallelamente è lo stesso Juncker a lavorare ai fianchi i rigoristi più intransigenti per chiudere un occhio nei confronti dell’Italia.

La situazione politica, d’altronde, non può che richiedere un minimo di elasticità nell’approccio. Il rischio di una vittoria del No al referendum è uno spettro che spaventa non solo Palazzo Chigi ma anche le istituzioni europee, preoccupate dalle conseguenze di una rinnovata instabilità politica dell’Italia. E terrorizzate dalla crescita di realtà populiste anti-europeiste in ogni dove, ulteriormente rinvigorite dalla vittoria di Trump oltreoceano.

 

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