Sorpresa, i moderati servono ancora (anche ai Cinquestelle)

Politica
il vicepresidente alla Camera Luigi Di Maio alla  presentazione a Napoli dei candidati del Movimento 5 stelle alle prossime elezioni amministrative per il Comune di Napoli, 27 aprile 2016.
ANSA / CIRO FUSCO

Berlusconi rompe con Salvini e Meloni, Renzi sfata il tabù del nemico a sinistra e anche il M5S cerca volti più rassicuranti: sondaggio Swg spiega a cosa sono orientate le ultime mosse dei partiti

Più della metà degli elettori italiani non ha remore a definirsi “moderata” e solo un terzo rifiuta o ritiene poco adeguato questo appellativo per spiegare il proprio punto di vista sulla politica. È quanto emerge da una ricerca condotta da Swg, che spiega come “una parte importante del Paese avverte una certa stanchezza sia per i toni da campagna elettorale permanente che caratterizzano il confronto politico, sia per l’incompetenza di parte della classe politica (specie sul fronte della capacità di disegnare il futuro)”.

Ecco allora che gli elettori cercano “misura ed equilibrio” (per il 53% questo significa essere moderati, piuttosto che non prendere posizioni nette o collocarsi al centro) ed emerge quindi “un blocco sociale in cerca di risposte – scrive Swg -, aperto e senza preclusioni ideologiche, che potrebbe essere attratto sia dal ‘fare’ renziano, sia dal decisionismo salviniano, ma potrebbe esser disposto a investire sull’offerta di un emergente leader liberal-moderato”.

Quello che si denota, fanno notare i ricercatori dell’istituto triestino, è “un processo di confluenza verso un’offerta politica liberal (e non meramente centrista), caratterizzata da indipendenza dalle vecchie formule partitiche; da un certo tasso di laicismo; da uno spirito meritocratico, di dinamismo economico e sociale (e non solo di vendetta contro la casta); dalla capacità di dare spazio alle idee e, soprattutto, di mettere nei posti giusti persone capaci e competenti”.

La ricerca è stata condotta prima della scelta di Berlusconi di puntare su Marchini per la Capitale, con quello che questo potrà significare per il futuro del centrodestra. Dimostra, però, che – al di là di tutti i discorsi cui ormai siamo abituati sulla disaffezione dalla politica, sull’avanzata del populismo, sulla radicalizzazione del dibattito pubblico – il ‘corpaccione’ moderato è ancora decisivo per vincere le elezioni in Italia. E lo è non solo per i partiti che da sempre si rivolgono più o meno esplicitamente a questo campo, ma anche per quelli che fanno sfoggio di ‘intransigenza’.

 

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Sorprende scoprire che quasi due elettori su tre del Movimento Cinquestelle si definiscono molto o abbastanza moderati, addirittura (poco) più di quelli di Forza Italia. Da questo punto di vista, la scelta di Virginia Raggi a Roma (con la sua campagna elettorale giocata su toni tranquillizzanti e senza sbilanciarsi sui contenuti) e la leadership emergente di Luigi Di Maio, a scapito di un descamisado come Alessandro Di Battista, sembrano andare proprio nella direzione di ricercare un feeling più stabile con questo elettorato, entrando così in competizione diretta con i partiti più tradizionali.

Molto alta (79%) è la percentuale di elettori moderati presenti tra i Democratici. Il Pd appare un punto di riferimento molto solido di quest’area, anche grazie all’azione condotta da Matteo Renzi nel ridefinire il profilo del partito, anche a costo di rompere con la sinistra radicale e di stressare il rapporto con la minoranza interna, e nell’impostare le scelte del suo governo. Non si tratta però di un dato acquisito una volta per tutte.

 

Nota informativa: Valori espressi in %. Date di esecuzione: 11-13 aprile 2016. Metodo di rilevazione: sondaggio CAWI su un campione rappresentativo nazionale di 1000 soggetti maggiorenni.

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