«Sopravvissuto», viaggio sulle montagne rosse di Marte

Cinema
Una foto di scena del film 'Sopravvissuto - The Martian' con Matt Damon. Roma, 20 settembre 2015. ANSA/ INTERNET +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

Il nuovo film di Ridley Scott racconta la tragedia di un astronauta dimenticato sul pianeta. Tratto dal libro di Weir, parte zoppicando, poi recupera e infine si chiude in modo assurdo

Ridley Scott compirà 78 anni il prossimo 30 novembre e non sembra avere alcuna intenzione di andare in pensione: ha già annunciato un ennesimo capitolo di Alien che dovrebbe uscire nel 2017, quando avrà 80 anni. La discontinuità della sua carriera è fra le più clamorose e variopinte: a differenza di registi come Ford, Bunuel o Bresson che hanno sempre fatto lo stesso film (e che film!), Scott è un grande eclettico, un po’ alla Kubrick ma con molti più titoli all’attivo. Ha alternato successi a flop, film riusciti ad autentiche schifezze.

Se c’è un tema ricorrente nella sua opera, è l’amore per la fantascienza. Non sorprende quindi l’uscita di Sopravvissuto – The Martian, ispirato al bestseller omonimo di Andy Weir che per l’occasione viene ripubblicato da Newton Compton. Tanti anni fa, in una conferenza stampa romana, chiesero a Scott quali fossero i tre ingredienti fondamentali per fare un bel film. Lui rispose in inglese: «The script, the script… and the script». Il copione, il copione… e il copione! È una risposta che non deve sorprendere da parte di un regista così visivo e poco narrativo. Il sottinteso è: datemi una bella sceneggiatura e ci penso io. Il problema è che a volte, nei film di Scott, manca proprio… lo script! Hannibal, scritto da David Mamet e riscritto da Steven Zaillian, era un copione insensato – e il film era orrendo. Le crociate, scritto da William Monahan, era un copione compatto e politicamente coraggioso – e il film era ottimo. Il recente Exodus, scritto dal citato Zaillian e altri tre sciagurati, era un polpettone indigeribile. E così via.

Sopravvissuto sta a metà. Drew Goddard, lo sceneggiatore, ha una «d»2 di troppo nel cognome ma non è un fesso: fa parte della scuderia di J.J. Abrams, ha scritto un capolavoro come Cloverfield e diversi episodi di Lost. Mettendo le mani sul libro di Weir, ha avuto un’idea di fondo molto brillante ma non è riuscito a risolvere alcuni problemi. Il film inizia in modo zoppicante, ha almeno mezz’ora di troppo nella prima parte, poi «svolta» con un’idea divertente a circa 90 minuti di durata (quando non tutti gli spettatori, passateci la battutaccia, sono sopravvissuti), la tiene magnificamente per un’altra mezz’ora e poi si stiracchia fino a 140 minuti (troppi) con un finale assurdo, da vera e propria «americanata».

Più che un film, è un viaggio sulle montagne russe: o rosse, visto che siamo su Marte. Diciamo subito qual è l’idea brillante: raccontare la tragedia di un astronauta abbandonato su Marte come una commedia. Matt Damon è il botanico Mark Watney, un Robinson Crusoe dello spazio: la spedizione su Marte della quale è membro deve ripartire in fretta e furia e lo dimentica lassù. In realtà sono convinti che sia morto, ma Mark è solo svenuto: e quando si risveglia capisce di essere solo su un pianeta discretamente inospitale (l’incipit è identico a quello dell’atteso western Revenant di Inarritu, con DiCaprio, negli Usa a Natale). La base dove lui e i suoi colleghi lavoravano, però, è ancora lì: Mark può sperare di cavarsela. Intanto, sulla Terra si accorgono che è ancora vivo e la Nasa non sa come gestire la notizia. Quando lo sapranno i suoi compagni inizierà l’avventura… ma prima avremo seguito Mark in situazione buffe, del tipo: come coltivare patate concimando la terra rossa di Marte con la propria cacca? E altre amenità del genere, che rendono Sopravvissuto una «space-comedy» con molti momenti avventurosi, piuttosto che un film di fantascienza con parentesi comiche. Forse il momento più divertente è quando, alla Nasa, tengono una riunione segreta e la battezzano “il consiglio di Elrond”, citazione dal Signore degli anelli: e fra gli attori in scena c’è Sean Bean, che nel kolossal ispirato a Tolkien interpretava Boromir. Utima cosa: la canzone Life on Mars di David Bowie non c’è, ma si sente – dello stesso Bowie – Starman, in mezzo a una colonna sonora molto pop (Abba, Gloria Gaynor). Scelta giusta, perché il testo di Life on Mars non parla assolutamente di Marte. Ma questa è una cosa che sanno in pochi.

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