Sondaggio Swg: la guerra alle tasse premia i democratici

Politica
L'assemblea nazionale del Pd nell'auditorio del sito Expo, Rho-Pero (Milano), 18 luglio 2015. ANSA / MATTEO BAZZI

La “rivoluzione epocale” annunciata da Renzi porta al Pd un punto di consenso. E’ il dato più rilevante dell’ultimo sondaggio di Swg dal titolo “Scenari di un’Italia che cambia”.

La «rivoluzione epocale» annunciata da Renzi porta al Pd un punto di consenso. E’ il dato più rilevante dell’ultimo sondaggio di Swg, pubblicato oggi, con il titolo “Scenari di un’Italia che cambia”.

Sul tavolo tre questioni cruciali per l’attualità politico-economica e il futuro del Paese: la necessità per le imprese di recuperare il gap di innovazione che ci separa dagli altri Paesi, l’opportunità di ridurre la pressione fiscale che in Italia ha raggiunto il 44% e che in tempi di crisi si sente particolarmente, i sentimenti nei confronti dell’Unione Europea anche sull’onda della vicenda greca. Che al momento vede tramontata l’opzione Grexit (l’uscita di Atene dalla moneta unica) ma che impone ai greci un piano di salvataggio molto oneroso con il ritorno della Troika e un programma di riforme non scontato da attuare nei tempi richiesti.

Sul piano della politica interna, le intenzioni di voto degli elettori a ieri vedono prevalere il Pd al 34,3% con un lieve rialzo rispetto al 33,2% di una settimana fa. Un segnale che Swg attribuisce a una fiducia nel piano triennale di riduzione delle imposte annunciato dal premier all’assemblea Dem di Milano: abolizione dell’imposta sulla prima casa nel 2016, riduzione delle tasse per le imprese, Ires e Irap nel 2017, fino a un riequilibrio dell’Irpef l’anno successivo. Il titolo dell’istituto di rilevazioni, infatti, è “La guerra alle tasse premia Renzi e Pd”. Scende invece dal 3,3 al 3% Ncd, praticamente ferme altre piccole formazioni di area governativa, dallo 0,7 allo 0,6%. In totale la maggioranza di governo sale dal 37,2 del 23 luglio all’attuale 37,9% (in calo comunque rispetto al 46,4% preso nelle urne delle elezioni Europee che vedevano il Pd al 40,8%). All’opposizione scende di mezzo punto il movimento 5 Stelle: dal 26 al 25,5%. lievissima discesa anche per Forza Italia, dal 12,2 al 12%. E scende anche la Lega Nord, nonostante il martellamento sull’emergenza immigrazione di questi giorni con i barconi nel Mediterraneo, gli assalti all’eurotunnel della Manica e la coda di polemiche sulla ripartizione delle quote di asilo politico tra i partner europei. Il partito di Matteo Salvini, infatti, passa dal 15,8 al 15,1%. Sale in compenso Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, forse in concomitanza con la sua candidatura in pectore a sindaco della capitale che vive un momento complicato: dal 3,3 al 3,9%. Sempre in leggerissimo calo gli altri piccoli partiti: Sel passa dall’1,9 all’1,8%; Rc dall’1,3 all’1%, i verdi dallo 0,8 allo 0,5%.

La rilevazione – fatta su un campione di mille persone – si occupa anche dell’Unione Europea: per il 70% degli intervistati va riformata ma non distrutta, mentre per il 31% «il futuro dell’Italia è fuori dall’UE». Un dato significativo, perché nonostante la solidarietà espressa dagli italiani ai greci, con cui hanno molto in comune, esprime la consapevolezza che trovarsi fuori dalla cornice delle istituzioni di Bruxelles e dallo scudo protettivo della Bce di Mario Draghi la situazione sarebbe di gran lunga peggiore. Insomma, il crollo dell’Europa unita fa paura a un’ampia maggioranza, mentre il bacino elettorale dei vari populismi si ferma per ora a un terzo dei votanti. Infine, alla domanda «per lo sviluppo bisogna puntare molto sull’innovazione anche se alcune persone hanno difficoltà ad adeguarsi», il 70% si dice d’accordo. Il 25% resta neutrale, mentre solo il 5% si dice in disaccordo. E’ ovviamente una questione che riguarda più che gli individui soprattutto le imprese private e pubbliche, la pubblica Amministrazione, il sistema universitario, le forme di specializzazione scolastica e aziendale. Ma è anche un incentivo a premiare – e formare – occupazione più specializzata e di livello (anche retributivo) più alto.

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