Sondaggi: Rajoy resta il favorito, ma dalle urne nessun governo certo

Spagna
epa05119172 Spain's acting Prime Minister and leader of the Popular Party (PP) Mariano Rajoy arrives for a news conferente at Moncloa Palace in Madrid, Spain, 22 January 2016. Rajoy announced that he has turned down a petition from King Felipe VI to form a new government after the country held inconclusive elections last month. Rajoy's conservative People's Party (PP) won the most seats in parliament at the election on December 20, but didn't get enough votes for an absolute majority.  EPA/JUANJO MARTIN

Secondo il Cis, il Partido popular sarà il primo partito delle elezioni del 26 giugno: ma le percentuali fanno pensare a una nuova impasse politica

Il Partido popular continua a essere il partito più votato in Spagna, almeno secondo l’ultimo sondaggio pubblicato dal Centro de Investigaciones Sociológicas (realizzato dal 4 al 22 maggio). Il voto dei conservatori, secondo le previsioni, resterà quello e non ci saranno cambiamenti sostanziali nelle percentuali ottenute alle elezioni di dicembre.

Un dato, questo, che evidenzia come l’elettorato del Partido Popular non abbia alcuna intenzione di punire il partito di Mariano Rajoy per l’impasse politica che si è creata in questi mesi, quando il Pp è uscito dalle urne con una maggioranza insufficiente per governare. La stima di voto calcolata dal Cis, infatti, è del 29,2% che, se confermata il prossimo 26 giugno, porterà nuovamente alla necessità per il partito di Rajoy di trovare un alleato per poter avere la maggioranza in Parlamento.

Niente di nuovo, quindi, dal centrodestra. La vera novità, invece, è la coalizione che si è venuta a creare nelle ultime settimane tra Podemos e Izquierda Unida, il partito di sinistra guidato da Alberto GarzónUnidos Podemos. Unendo i possibili voti degli elettori dei due partiti e quelli delle liste che li sostengono, Iglesias è riuscito a ottenere un obiettivo molto importante: superare il Psoe, almeno nelle intenzioni di voto, raggiungendo, con le alleanze territoriali, il 25,6% (da 88 a 92 seggi in Parlamento).

Questo potrebbe cambiare tutto per non cambiare nulla, perché il problema è proprio quel Rajoy favorito con il quale chiaramente Unidos Podemos non ha alcuna intenzione di un eventuale governo. È presto per fare ipotesi sul dopo voto, ma Iglesias potrebbe puntare all’opposizione e crescere nei consensi su tutto il territorio nazionale. Se poi Rajoy nemmeno questa volta riuscirà a formare un governo, saranno i partiti di sinistra, da Unidos Podemos al Psoe, a dover pensare a un’eventuale esecutivo per governare.

Ma questa volta il Partido socialista parte da una posizione decisamente svantaggiata per poter avanzare proposte. Almeno secondo il sondaggio del Cis, il partito guidato da Pedro Sánchez precipita al terzo posto con il 21,2%, perdendo un punto rispetto alle elezioni del 20 dicembre.

Ciudadanos, il partito liberale che si era presentato come il cambiamento e dal quale l’opinione pubblica si aspettava un risultato sorprendente già a dicembre, torna invece a confermare, punto più, punto meno, la stessa percentuale della tornata precedente (14,6%, un punto e mezzo in più rispetto al 13,9% con il quale era uscito dalle ultime elezioni); il partito di Albert Rivera scende anche rispetto a un precedente sondaggio di Metroscopia sulle intenzioni di voto nel Paese.

Nemmeno da queste elezioni, quindi, uscirà un vincitore certo. Ma questa volta potrebbe cambiare la strategia dei partiti nel dopo elezioni e trovare degli accordi per formare un governo stabile dopo questi sei mesi di impasse politica. E dovranno farlo necessariamente o la Spagna rischierà di bloccarsi definitivamente.

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