Soltanto l’Europa può aiutare Berlino a non chiudersi in sé stessa

Ue
ARCHIV - Die Quadriga auf dem Brandenburger Tor in Berlin ist am 24. Maerz 2007 durch eine EU-Fahne zu sehen.Das Bundesverfassungsgericht in Karlsruhe will am Dienstag, 30. Juni 2009, seine Entscheidung ueber den Reformvertrag von Lissabon verkuenden. (AP Photo/Jan Bauer)  ** zu unserem KORR ** --- FILE - In this March 24, 2007 file photo the Quadriga ontop of the Brandenburg Gate in Berlin is seen shining through a European flag.  (AP Photo/Jan Bauer)

Il terrorismo islamico, in tutte le sue variegate forme, sta mettendo in gioco la tenuta stessa dell’Europa, volendola colpire nel suo motore trainante

Ai tempi della riunificazione venne attribuito a Giulio Andreotti un aforisma che comunque rispecchia ancora le antiche paure degli europei: ‘voglio tanto bene alla Germania che ne preferisco due’. Oggi, con Berlino sotto attacco, occorre assolutamente che il paese dei lander resti unito e agganciato all’Unione. I recenti fatti di Colonia e di altri centri tedeschi, con le inaccettabili molestie alle donne, e l’attentato ad Istanbul che ha provocato dieci morti, tutti della stessa nazionalità, dimostrano che mai come ora il terrorismo islamico, in tutte le sue variegate forme, sta mettendo in gioco la tenuta stessa dell’Europa, volendola colpire nel suo motore trainante. Il rischio  Grexit e la gestione sbagliata della crisi hanno incrinato la fiducia reciproca nei partner dell’Eurozona.

Ma senza una Germania al sicuro nei suoi confini – come senza Francia o senza Italia – non esiste più l’Ue, a prescindere da un 3% in più o in meno. Ecco perché occorre aiutare Angela Merkel a mantenere nel paese che guida uno spirito comunitario e solidale, al di la’ dei sospetti e delle critiche, pur giuste, che negli anni si sono addensati sulla prima economia del Vecchio Continente. Berlino ha molti torti ma anche qualche giustificazione. Se è vero, come ha documentato Marco Fortis su Il Messaggero, che la Germania ha violato le regole europee sugli squilibri di bilancio né più né meno di Roma, ricevendo però nessun diktat da Bruxelles, o che ha mantenuto inalterato negli anni il suo surplus commerciale, nonostante il dettato di Maastricht, o, ancora, ha goduto più di tutti gli altri paesi degli effetti del Quantitative Easing della Bce (aumento dell’export, del Pil e dell’occupazione), è anche necessario conoscere a fondo la situazione sociale della Germania: è aperta ai migranti, almeno fino a poco tempo fa, ma chiusa verso una maggiore integrazione. Una situazione paradossale, per cui sta lentamente ripiegando in un isolazionismo, nocivo per tutti ma in ultima analisi anche per essa stessa. Sono due i fantasmi che agitano ogni scelta della Cancelliera e dei suoi più fidati collaboratori.

La paura, a volte ottusa, dell’inflazione e del debito, e uno sbilancio previdenziale da pochi conosciuto. Se le parole di Fred Uhlman, in Storia di un uomo, documentano perfettamente il terrore tedesco dell’iperinflazione, terreno su cui è germogliato il nazismo (‘’ancora oggi mi sveglio con il terrore di avere in mano una banconota da un milione di marchi’’, scrive il celebre autore de L’amico ritrovato),  nonostante viviamo da tempo in un contesto deflattivo, anche il ‘’debito’’ e tutto ciò che ne consegue, continua nel paese dei lander ad essere considerato una ‘colpa’, tanto che il  termine ‘schuld’ accomuna in una parola due definizioni così diverse. Così si spiega la guerra sotterranea della Bundesbank al QE dell’Eurotower, che, nell’ottica della banca centrale tedesca, aiuterebbe a finanziare surrettiziamente i debiti sovrani (Italia in primis) e la sua pervicace opposizione alla garanzia centralizzata dei depositi bancari, proprio ora che è passata la nuova normativa sui salvataggi degli istituti di credito, che ricadranno sui clienti stessi e non sulla collettività.

Anche la politica dell’accoglienza verso i rifugiati siriani, ha una sua precisa matrice economica: i conti previdenziali. Entro il 2035, l’invecchiamento della popolazione farà sì che il rapporto tra lavoratori e pensionati passerà da 3 contro 1 a 2 contro 1, con problemi seri di sostenibilità, laddove non si rimettesse mano al sistema, ovvero si producesse un risparmio all’anno del 3,5% del Pil, attraverso una stretta fiscale o corposi tagli di spesa. Ecco perché servono nuovi occupati già formati e che sappiano il tedesco. Senza di essi servirà una manovra gigantesca di riequilibrio pensionistico. Ma c’è qualcosa di più preoccupante. La Bundesbank è anche convinta che sia il piano di acquisti di titoli di Stato lanciato da Mario Draghi che il nuovo programma di prestiti di 86 miliardi a favore della repubblica ellenica, possano alla fine incrinare le finanze pubbliche dell’Eurozona e lederne lo statuto, incoraggiando la spesa facile degli altri partners.

In sostanza, ogni mossa di politica estera – l’energia non fa eccezione – di Berlino è dettata solo da convenienze economiche domestiche e non dal cuore europeista. E’ questo il Grande Errore che può portare gli altri paesi a lasciare sola la Germania a fronteggiare una minaccia terroristica, che la Merkel ha definito ‘’contro l’umanità’’, facendole pagare un conto al suo egoismo. In questo modo, si rischia però di fare peggio e di incoraggiarla a stringere ancora di più sull’unico fronte in cui ha davvero una leadership indiscussa: il rispetto dei parametri contabili. Una superiorità che di fronte ai mitra e ai kamikaze conta molto poco. Servirebbe invece proporre a Berlino uno scambio: una grande coalizione per fronteggiare a livello europeo la guerra all’Isis e armonizzare i criteri di accoglienza degli immigrati nell’Unione, e allo stesso tempo, in  prossimità delle celebrazioni per i 60 anni del Trattato di Roma, promuovere la convocazione di una Conferenza per la revisione dei Trattati.

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