Socialisti Ue: al via la campagna per le riforme. Polemiche D’Alema-Pse

Referendum
Massimo D'Alema in una recente immagine d'archivio. ANSA/ANGELO CARCONI

Il presidente Stanishev ha ribadito il diritto dei socialisti europei di appoggiare il Sì al referendum

« L’Europa ha disperatamente bisogno di essere riformata con nuove idee» e «per farlo dobbiamo lavorare ‘Insieme’». È questa la premessa della campagna «Together» lanciata ieri a Bruxelles dal Gruppo dei Socialisti e Democratici, dal Partito socialista europeo e da tutta la galassia di fondazioni e associazioni del mondo progressista. Diciotto mesi di campagna per dare all’Ue «una nuova direzione» prima che imploda sotto le spinte dei vari movimenti populisti, euroscettici e di estrema destra.

La strada però è tutta in salita e le difficoltà iniziano proprio dal quel titolo «Insieme». Un auspicio smentito dalle tante divisioni che attraversano la famiglia progressista in Europa come in Italia. Dopo la burrasca dei giorni scorsi per lo schieramento a favore del Sì al referendum italiano del Pse, ieri a Bruxelles si sono trovati Massimo D’Alema, presidente della rete dei think tank progressisti riuniti nella Feps, e il leader del Pse, Serghei Stanishev, che ha ribadito il diritto di appoggiare la battaglia del Pd italiano.

Ieri inoltre il leader del Labour britannico Jeremy Corbyn, molto poco riformista e ancor meno europeista, non si è presentato a Bruxelles. In un videomessaggio Corbyn ha comunque assicurato che il Labour «continuerà a lottare» affinché il Regno Unito mantenga stretti legami con l’Europa.

All’evento c’erano, tra gli altri, il leader S&D Gianni Pittella, il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz e i vicepresidenti della Commissione Federica Mogherini e Frans Timmermans. A margine dell’evento a tenere banco sono state le notizie di attualità e in particolare la legge di bilancio italiana e il referendum costituzionale. Con il governo italiano «abbiamo ottimi rapporti», ha dichiarato Timmermans, che ha auspicato che sui numeri della legge di bilancio «si trovi una soluzione».

Massimo D’Alema ha colto l’occasione per spiegarsi con Stanishev. Gli ho detto, ha riferito, che «l’Anpi ed il maggiore sindacato italiano si erano schierati per il No». «Lui non lo sapeva –ha sottolineato D’Alema – e gli ho fatto capire che il referendum è una questione molto controversa, che divide il campo della sinistra e su cui il Pse dovrebbe astenersi dal pronunciare giudizi. Ho dato informazioni che evidentemente non erano state date ai partecipanti alla riunione».

Il documento del Pse di appoggio al Sì al referendum, ha aggiunto, è stato votato a fine riunione quando non era presenta un rappresentante del Feps. Ma a essere informata male, secondo D’Alema, è persino l’amministrazione americana e il presidente Obama, che si è espresso con forza per l’approvazione della riforma costituzionale italiana. «Io non credo che il presidente degli Stati Uniti abbia studiato i 47 articoli della Costituzione italiana e abbia voluto esprimere un giudizio di merito –ha detto D’Alema – evidentemente è un giudizio politico. Comprendo le ragioni per cui il presidente degli Stati Uniti ed i socialisti europei sono preoccupati della stabilità del nostro Paese, ma il referendum non riguarda la stabilità del nostro Paese».

Per la capodelegazione degli eurodeputati Pd, Patrizia Toia, invece «è sempre più evidente, a chi osserva la situazione europea, che l’Italia è fra i pochissimi Paesi stabili che possono reggere in questa fase di crisi dell’Ue e aiutare l’Europa a ritrovare la sua strada verso una maggiore democrazia e crescita. Un indebolimento dell’Italia – ha spiegato – provocherebbe un indebolimento dell’Europa e questo sarebbe un grande danno per tutti che non ci possiamo permettere».

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