Smartworking, lavorare da casa rende più felici e aumenta la produttività

Lavoro
smartworking

Dopo l’accelerazione impressa dal governo, il lavoro agile farà breccia anche in Italia?

Smartworking, lavoro agile o intelligente: tante definizioni per un solo concetto.

Lavorare dove si vuole senza l’obbligo di recarsi in ufficio ogni giorno e senza essere penalizzati dal punto di vista dell’autonomia lavorativa, della carriera o della retribuzione.

Un pratica sempre più diffusa in Europa e a cui l’Italia cerca di allinearsi. Il governo Renzi ha infatti approvato, insieme al collegato lavoro, il provvedimento che associa lo Smartworking ad una modalità flessibile di esecuzione del lavoro subordinato. Il “cambio di passo” tanto atteso è finalmente arrivato.

Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano nel 2015 il 17% delle grandi imprese italiane ha già avviato dei progetti di Smart Working, introducendo nuovi strumenti digitali, policy organizzative, comportamenti manageriali e nuovi layout fisici degli spazi. A queste si aggiunge il 14% di grandi imprese che sono in fase “esplorativa”, che si apprestano cioè ad avviare progetti in futuro, e un altro 17% che hanno avviato iniziative puntuali di flessibilità ma rivolte solo a particolari profili, ruoli o esigenze delle persone. Quasi una grande impresa su due, quindi, sta andando in modo strutturato o informale questo nuovo approccio all’organizzazione del lavoro.

I dati calano drasticamente, invece, se guardiamo al mondo della pubblica amministrazione. Soltanto il 5% ha già avviato un progetto strutturato di Smart Working, il 9% ha introdotto informalmente logiche di flessibilità e autonomia, oltre una su due non conosce ancora questo approccio o non si dichiara interessata.

 

Quali sono i benefici del “lavoro agile”?

Innanzitutto fa risparmiare tempo: la maggior parte dei dipendenti infatti impiega mediamente 1-2 ore di tempo al giorno solo negli spostamenti tra casa e lavoro. Questo tempo risparmiato può essere dedicato alla famiglia o ai propri interessi contribuendo ad avere un lavoratore meno stressato e quindi più felice e, perché no, più produttivo.

Se si aggiunge che spesso i lavoratori raggiungono il luogo di lavoro in automobile, i benefici possono essere trovati anche anche sul piano ecologico e della congestione del traffico.

Ma i benefici ci sono anche per le aziende, secondo il progetto di Conte, sono previste agevolazioni fiscali e incentivi contributivi per le aziende che introdurranno lo Smart Working.

 

Quanto è diffuso in Europa lo Smart Working?

Secondo un recente rapporto redatto da Eurofound, il nostro paese si colloca nel gruppo degli Stati con percentuali di adozione del “lavoro agile” inferiori al 3%, insieme a Portogallo, Romania, Ungheria e Bulgaria. Sopra la media si collocano invece i paesi dell’Est europeo (Polonia, Lettonia, Estonia e Repubblica ceca) e i paesi nordici (Svezia, Finlandia e Norvegia). La Danimarca, il Belgio e l’Olanda sono al vertice della classifica.

Il telelavoro è più comunemente usato come soluzione a tempo parziale mentre è più raro trovare lavoratori dipendenti che svolgano la loro attività interamente da remoto. Viene utilizzato per lo più tra i professionisti, i manager e i tecnici rispetto agli impiegati amministrativi.

Un dato inaspettato, se si pensa a questo strumento come utile alla conciliazione famiglia-lavoro, è che il “lavoro agile” in Europa riguarda più uomini che donne, 8,1% contro 5,8% . Questo dato può trovare la sua giustificazione nella “segregazione” professionale, poiché i settori economici nei quali è più diffuso in assoluto – finanziario e immobiliare – hanno una forza lavoro in prevalenza maschile. In quelli più femminilizzati come pubblica amministrazione e servizi sanitari l’incidenza media è tra il 6 e il 7%.

Per quanto riguarda la pubblica amministrazione il primato spetta senz’altro alla Svezia che lo utilizza ormai da molti anni.

 

 

Vedi anche

Altri articoli