Slot e lotterie, più tasse e meno concessioni

Legge di Stabilità
epa04215097 Visitors walk past slot machines displayed during the Global Gaming Expo Asia, (G2E Asia), in Macau, China, 20 May, 2014. The G2E Asia features gaming equipment, iGaming, components for machines, computer hardware, food and beverages, as well as slot machines, table games and accessories. Macau casinos took in 3.9 billion US dollars or 2.84 billion euros in April 2014 and revenue was up 10.6 per cent from a year earlier. There are 33 casinos in Macau.  EPA/JEROME FAVRE  EPA/JEROME FAVRE

Il testo del governo prevede 1,1 miliardi in più per le casse pubbliche e duemila macchine in meno. Ma i 5Stelle attaccano. Il Pd: solo propaganda

È guerra aperta tra Pd e movimento 5Stelle sulle norme sui giochi nella legge di Stabilità. I grillini attaccano, con accuse al calor bianco (e anche un po’ fuori misura) al gruppo Pd, definendolo «amico delle loobby dell’azzardo». La replica non si fa attendere, ed è affidata a Franco Mirabelli, autore di una proposta di legge sul gioco già incardinata in commissione Finanze al Senato, che è stata «trasferita» in parte in alcuni emendamenti alla Stabilità. Proprio quelli presi di mira da Endrizzi. «L’emendamento che il Pd ha presentato alla legge di stabilità per mettere ordine sulle competenze delle diverse istituzioni nel settore dei giochi va esattamente nella direzione opposta a quella indicata dal senatore Endrizzi – scrive Mirabelli in una nota – il quale ritiene evidentemente di essere l’unico titolato a parlare sul tema e che è ossessionato dall’idea che tutti gli altri abbiano interessi loschi e poco trasparenti». Si sa che per i 5 Stelle la questione giochi è di bandiera: si punta tutto sul divieto di pubblicità, come se fosse il fulcro delle tutele per le vittime del gioco. Il Pd stavolta invece ne ha fatto una questione di sostanza: meno licenze, più controlli certi sul territorio e anche più tasse. Un combinato disposto che mette fine alla giungla e al mercato sregolato. Con gli emendamenti Mirabelli, poi, si recupera una parte della delega fiscale che non è mai arrivata al traguardo. In tarda serata tuttavia il capogruppo Pd in commissione Bilancio, Giorgio Santini, proprio per evitare scontri frontali, decide di ritirare le proposte, che potranno essere ripresentate alla Camera con un supplemento di riflessione.

Vero è che per il secondo anno si interviene su una materia che aspettava un riordino completo con la delega fiscale, che poi non è mai arrivato. Il governo dispone nel testo un aumento del prelievo erariale unico (Preu) dal 13 al 15% per le cosiddette new slot, cioè le macchine installate nei bar, tabacchi o altri punti vendita di diverse merci. Per quanto riguarda invece le cosiddette videolotteries, cioè quelle installate nei minicasinò, il prelievo passa da 5 al 5,5%. La prima manovra dà un gettito di 500 milioni per ciascun anno del triennio, la seconda 100 milioni sempre di qui al 2018. Circa mezzo miliardo (una tantum nel 2016) arriverà anche dal rinnovo delle concessioni per sale scommesse, corner e bingo. Proprio qui sta la novità. Oggi esistono infatti circa 17mila punti gioco, ma la gara sarà limitata a 15mila concessioni, di cui 10mila nelle sale dedicate esclusivamente al gioco, e le altre nei locali dove la commercializzazione del gioco è accessoria (tipo tabacchi o bar). Dunque, l’offerta cala di duemila unità. In più sempre tra le 5mila macchinette consentite agli esercenti dei locali di diverse merci, solo mille potranno essere istallate dove si vendono bevande. In altre parole, non più di mille nei bar. È un altro «paletto» importante, che in ogni caso segnala un orientamento più incline alla limitazione del gioco piuttosto che alla sua diffusione.

Il comparto dovrà pagare un miliardo e 100 milioni in più di tasse, che si aggiunge ai 500 milioni già chiesti quest’anno (e non ancora saldati). Oltre all’aumento delle tasse, la norma prevede la regolarizzazione dei soggetti che pur operando sul territorio italiano, non dichiarano nulla al fisco essendo basate all’estero. Si stima che circa 7.000 soggetti stranieri oggi operano in Italia restando dei «fantasmi» per l’agenzia delle entrate. In questo caso si tratta di una riapertura dei termini della sanatoria varata l’anno scorso per quest’anno. Va detto che le previsione fatte non sono state confermate dalla realtà. La Stabilità dell’anno scorso infatti prevedeva che la metà dei soggetti (3.500) si regolarizzasse, mentre si è arrivati a 2.200 soggetti. Secondo i tecnici del tesoro, probabilmente a frenare la regolarizzazione sono stati i tempi troppo lunghi per accedere alle gare, che stavolta sarebbero ridotti. Sull’intera manovra va detto che sussistono dubbi riguardo all’effettivo gettito, visto che da una parte si tende a diminuire i punti di gioco, ma dall’altra i calcoli sul maggior gettito fiscale si fanno supponendo che il livello di giocate resti lo stesso del 2014. Una contraddizione che molto probabilmente si scioglierà in sede di verifica sui conti.

Bisognerà aspettare la seconda lettura, dunque, per mettere al voto le proposte Mirabelli. La prima ribadisce in primo luogo la titolarità dello Stato centrale sulla materia. Nel secondo comma si chiede poi un’intesa tra Regioni e Comuni per stabilire le localizzazioni e le distanze tra le slot. Si tratterebbe quindi di uniformare le decisioni, evitando di avere una miriade di decisioni diverse che influenzerebbero anche la «geografia» del gioco in Italia. La seconda proposta prevede invece un cambiamento del tipo di prelievo. Oggi infatti l’aliquota è applicata all’ammontare giocato, mentre nella nuova proposta sarebbe applicata alle vincite, con diverse aliquote e un gettito maggiore per lo Stato. Sarebbe il cosiddetto prelievo sul margine, su cui da si discute da anni.

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