Siria, gli accordi di Vienna per una nuova “road map”

Terrorismo
epa05025410 (L-R) US Secretary of State John Kerry, United Nations Special Envoy for Syria Staffan de Mistura and Russian Foreign Minister Sergei Lavrov, during a news conference after an international conference on Syria, in Vienna, Austria, 14 November 2015. The international community plans to meet in Vienna to get to grips with the Syria conflict and attempt to find a solution to the ongoing bloodshed. Representatives from 17 countries, the European Union and United Nations are expected to attend the talks in the Austrian capital.  EPA/HANS PUNZ

Dopo gli attacchi di Parigi, la comunità internazionale cerca di rilanciare il processo di pace in Siria, nodo cruciali per battere il terrorismo

Dopo gli attacchi di Parigi, la comunità internazionale cerca di rilanciare il processo di pace in Siria, nodo cruciali per battere il terrorismo. I Paesi del gruppo internazionale sulla Siria, tra i quali gli Usa, la Russia e i rivali regionali Arabia Saudita e Iran, sono usciti da un secondo round di trattative all’Hotel Imperial di Vienna con una nuova ‘road map’.

Le tappe principali sono l’avvio di trattative dirette tra governo e opposizione dal primo gennaio prossimo per la formazione di un governo di transizione entro sei mesi, l’approvazione di una nuova Costituzione ed elezioni sotto l’egida dell’Onu entro 18 mesi. Ma per il momento non vi è alcun cessate il fuoco e restano irrisolti alcuni problemi centrali, a partire da quale sarà la sorte del presidente Bashar al Assad.

“Su questo abbiamo ancora delle divergenze”, ha sottolineato il segretario di Stato americano John Kerry in una conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov. Quella dello stesso Assad è stata oggi l’unica voce fuori dal coro dell’unanime condanna degli attacchi di Parigi venuto dal mondo arabo. Il presidente siriano, ricevendo a Damasco una delegazione di parlamentari francesi guidati da Thierry Mariani, ha accusato proprio il governo di Parigi di avere favorito la diffusione dell’Isis con le sue “politiche sbagliate”.

Condanne alla strage di Parigi sono venute invece dai principali Paesi arabi, a partire dall’Arabia Saudita, il cui ministro degli Esteri, Adel al Jubeir, ha affermato che “questi attacchi sono una violazione di tutte le etiche, le morali e le religioni”. Rimanendo nella regione, ma fuori dal mondo arabo, una ferma condanna è arrivata anche dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha fatto appello al “consenso della comunità internazionale contro il terrorismo”.

Un consenso che non sarà facile raggiungere. Riad e Ankara sono infatti indicate da Damasco come i principali sostenitori del terrorismo sunnita, compreso l’Isis. Ma “terroristi”, per Assad, sono anche tutti i gruppi dell’opposizione armata siriana. Tra i nodi più insidiosi da risolvere per avviare un processo di pace nel Paese vi sarà quindi quello di una lista di gruppi da considerare appunto “terroristi”, contro i quali sarà lecito continuare a combattere anche dopo l’entrata in vigore dell’auspicato cessate il fuoco. L’unico accordo finora raggiunto su questo punto, hanno detto Kerry e Lavrov, è che della lista faranno sicuramente parte l’Isis e il fronte al Nusra, la branca siriana di Al Qaida.

Altro scoglio da superare sarà la formazione della delegazione dell’opposizione che dovrà sedersi al tavolo delle trattative per portare a compimento la ‘road map’. “Il governo mi ha già consegnato la lista dei suoi negoziatori”, ha detto l’inviato speciale dell’Onu, Staffan de Mistura. Ma la formazione di quella della controparte non sarà impresa facile.

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