Siria, al via raid aerei russi contro Isis. Resta il nodo Assad

Terrorismo
Un fermo immagine preso da Internet che mostra una colonna di fuoco prodotta da un atto di guerra in Siria, 23 settembre 2015.     ANSA / YOUTUBE    +++   ATTENZIONE L'IMMAGINE NON PUO' ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA   +++

Putin ha rotto gli indugi e su richiesta di Damasco ha ottenuto la legittimazione all’intervento aereo contro l’Isis. Diplomazie al lavoro per superare il nodo Assad che ancora divide Russia e Stati Uniti

Tanto tuonò che piovve. Putin ha rotto gli indugi, la Russia ha cominciato i raid aerei in Siria contro l’Isis. Ad affermarlo è l’amministrazione americana, dopo che questa mattina la Duma, il Parlamento russo, aveva dato il suo via libera. E’ stato lo stesso Putin a chiedere che l’assemblea di Mosca si esprimesse sulla richiesta di “aiuto militare” giunta dallo stesso Bashar Al Assad. Richiesta confermata ufficialmente da Damasco che ha citato una lettera scritta da Assad e indirizzata a Putin. “Qualunque incremento nel sostegno militare russo alla Siria è avvenuto, e sta avvenendo”, si puntualizza nella nota ufficiale della Presidenza della Repubblica siriana, “come risultato di una richiesta formulata dallo Stato siriano”.

Una precisazione fondamentale per capire come si sta muovendo (e come si muoverà) la comunità internazionale nella lotta all’Isis, soprattutto alla luce di quanto emerso nei giorni scorsi all’Onu e dell’appello di Obama volto a trovare una soluzione politica per la Siria che non prescinda da un’uscita di scena di Assad. La richiesta diretta da parte di Damasco, infatti, offre a Mosca la possibilità di rivendicare l’esclusiva “legittimità” del proprio intervento nel Paese mediorientale, storicamente alleato.

“L’utilizzo di Forze Armate sul territorio di un Paese terzo è possibile unicamente in forza di una risoluzione delle Nazioni Unite o su domanda del governo legittimo di tale Paese”, ha fatto presente Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino. “In questo caso, la Russia sarà di fatto il solo Stato ad agire su basi legittime, dietro richiesta, appunto, del presidente della Siria”. Poche ore fa la camera alta del Parlamento federale russo aveva approvato all’unanimità proprio “l’impiego di forze militari all’estero” con riferimento al conflitto siriano. Peskov ha precisato che l’unico scopo delle operazioni sarà quello di “aiutare Assad” e “lottare contro il terrorismo”, espressione che ha peraltro tenuto a circoscrivere al solo Stato Islamico.

E’ evidente che, nonostante gli sforzi reciprochi, Stati Uniti e Russia restano distanti sul destino di Assad. Da una parte Obama non vuole e non può accettare che la soluzione della crisi siriana sia legata ad un rafforzamento del regime, dall’altra Putin non prende neppure in considerazione di collaborare alla destituzione dello storico alleato, contro il cui la magistratura francese ha aperto il 15 settembre scorso un’inchiesta per “crimini contro l’umanità”. Resta il nodo Assad, quindi, ora tocca alle diplomazie. Più o meno come due anni fa quando fu Obama all’ultimo minuto a far saltare l’intervento militare osteggiato da Putin. La differenza è che questa volta c’è di mezzo un incubo mondiale chiamato Isis.

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