Sindaci obiettori sulle unioni civili? Tecnicamente una falsità. Ecco perché

Unioni civili
Un momento della festa in Campidoglio per il Celebration Day nel corso dellaz qualei si iscrivono collettivamente nel registro delle unioni civili coppie di omosessuali e eterosessuali. In sala della Protomoteca, davanti ai consiglieri celebranti, uomini e donne si sono baciati, scambiati gli anelli e hanno pronunciato i loro "sì". Nella sala ad assistere alla cerimonia ci sono parenti e amici dei protagonisti della giornata, anziani e bambini, che applaudono emozionati, Roma, 21 Maggio 2015.ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Nella legge sulle unioni civili appena approvata, l’obiezione di coscienza non è prevista e quindi, in linea di principio, non può essere nemmeno invocata

“Se è una legge sbagliata si può disapplicare, lo spiegava don Milani quando lanciò l’obiezione di coscienza al servizio militare. Invito tutti i sindaci di qualunque parte politica a non applicare la legge”. Matteo Salvini non si dà pace e anche da Bari ribadisce il suo giudizio negativo sulla legge per le unioni civili approvata ieri dalla Camera.

Ma è davvero possibile applicare l’obiezione di coscienza anche nei casi di unioni civili?

Nel nostro ordinamento l’obiezione, intesa come la possibilità di rifiutare di ottemperare ad un dovere imposto dall’ordinamento giuridico perché contrario alle proprie convinzioni etiche, morali o religiose, è prevista soltanto in alcuni casi. Dagli anni’70 viene adottata per sostituire il servizio di leva, fino a quel momento obbligatorio, con il servizio civile, ma anche per gli operatori che lavorano nell’ambito della sperimentazione animale, che possono obiettare senza avere conseguenze sfavorevoli dal punto di vista lavorativo. Nell’ambito medico l’obiezione di coscienza è prevista per i medici solo nei casi di interruzione di gravidanza, con le conseguenze che conosciamo dal punto di vista dell’attuazione della legge. Anche il paziente può diventare obiettore, è il caso dei testimoni di Geova che possono rifiutare, per loro convinzione religiosa, le trasfusioni di sangue.

Nella legge sulle unioni civili appena approvata invece, l’obiezione di coscienza non è prevista e quindi, in linea di principio, non può essere nemmeno invocata. Ma non si fa nemmeno riferimento a quali sanzioni potrebbero incorrere i sindaci e gli ufficiali di stato che si rifiutano di celebrare unioni civili, norma che invece esiste per i matrimoni (138 del codice civile).

Eppure il rito è un vero e proprio atto civile: la nuova legge, infatti, riconosce a due persone (fisiche) maggiorenni dello stesso sesso il diritto di costituire una unione mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni, prevedendo quindi la registrazione degli atti di unione nell’archivio dello stato. Il documento attestante la costituzione dell’unione deve contenere i dati anagrafici delle parti, l’indicazione del loro regime patrimoniale e della loro residenza, oltre ai dati anagrafici e la residenza dei testimoni.

Che cosa succederà quindi se un sindaco o un ufficiale di stato si rifiuterà di celebrare l’unione, come minacciano alcuni?

In mancanza di una norma specifica, l’ufficiale di stato verrebbe meno ad un suo compito, come previsto dalla legge, e per questo potrebbe essere accusato di omissione e rifiuto di atto d’ufficio (art.328 del codice penale). La stessa Monica Cirinnà, prima firmataria del disegno di legge, ha dichiarato su Facebook: “Vorrei ricordare che il sindaco giura sulla Costituzione e l’inosservanza della legge può essere motivo di commissariamento”.

Se l’obiezione di coscienza non è prevista, è però possibile che alcuni sindaci si rifiutino comunque di celebrare le unioni. Per non incorrere in un reato penale l’unica alternativa che hanno è quella di delegare qualcuno: magari un assessore o un vicesindaco o un qualsiasi funzionario del comune. Ma non potranno in nessun caso non assicurare che il rito sia celebrato, se così non fosse rischia di incorrere nell’articolo 328 del codice penale.

Cosa succede fuori dall’Italia? Ecco l’esempio della Francia

In Francia per esempio, dove la legge è stata approvata nel 2013, si impone ai sindaci di celebrare le nozze anche fra cittadini dello stesso sesso, arrivando a punire con il carcere chi si rifiuta, in particolare per chi adduce motivi dichiaratamente discriminatori. Il caso più eclatante fu quello di Sabrina Hout, vicesindaco di un arrondissement di Marsiglia, che, dopo aver celebrato molti matrimoni, rifiutò di sancire l’unione di Helene e Claude, affermando di non sentirsi bene. Il tribunale la condannò a 5 mesi di carcere con la condizionale a una pesante multa. E’ rimasto l’unico caso in cui si è pronunciata la giustizia. Per il resto, anche Marie-Claude Bompard, la sindaco del Front National di Bollene che aveva proclamato che non avrebbe mai celebrato nozze gay, lasciò il compito alla vicesindaco.

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