Sinai arrivano le prime conferme: c’è stata un’esplosione all’interno dell’aereo russo

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Iniziano i rimpatri dei cittadini stranieri bloccati a Sharm el Sheikh. Rientrati i primi 238 italiani

Dall’analisi dei detriti sembra certo che sia stata un’esplosione interna a far precipitare l’aereo russo sabato scorso in Sinai. La commissione d’inchiesta egiziana sta esaminando le scatole nere dell’A321 della Metrojet e per il momento non esclude nessuna ipotesi, ma quella dell’attentato è l’ipotesi più plausibile. Analizzando il numero di detriti e la loro disposizione sul suolo si intuisce come l’aereo sia stato distrutto mentre era ancora in volo e non a seguito di uno schianto al suolo.

Prende piede l’ipotesi che sia stata una bombola da sub ad esplodere disintegrando l’aereo. Nell’aereo vi erano parecchia attrezzatura da sub, cosa normale in quanto Sharm el Sheikh è uno dei paradisi dei sub. Le bombole, però, vengono caricate in un vano bagagli che è pressurizzato esattamente come la cabina passeggeri, quindi la bombola non può essere esplosa per differenza di pressione. Inoltre, poiché è tutta roba che deve andare in stiva obbligatoriamente, viene pesata all’imbarco quando si fa il check in. E la differenza di peso tra una bombola da sub piena e una vuota si nota sensibilmente. Quindi la bombola potrebbe essere fatta esplodere attraverso un mini detonatore, e avrebbe passato i controlli di sicurezza grazie alla complicità di qualche addetto aeroportuale. Alle indagini, che saranno lunghe e complicate, stanno collaborando insieme alle autorità russe anche gli uomini dell’Fbi.

Intanto iniziano a tornare a casa i turisti bloccati nella località turistica sul mar Rosso. Ieri sono rimpatriati i primi 238 italiani. Gli inglesi fanno sapere che faranno rientrare i loro connazionali entro dieci giorni, mentre sono ancora 80.000 i turisti russi che si trovano in Egitto.

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