Berlusconi teme le primarie e cerca l’accordo con Salvini

Dal giornale
Leader of centre-right party "Forza Italia" and former Italian Prime Minister, Silvio Berlusconi, during the Raiuno Tv program "Porta a porta", conducted by journalist Bruno Vespa, in Rome, Italy, 26 May 2015.
ANSA/GIORGIO ONORATI

Il Cav punta sul logoramento dei “due Mattei” e scommette sulla prosecuzione della legislatura

Attendista. In apparenza residuale. Ma con un jolly da gestire con cura: in un modo o nell’altro i due Matteo è a lui che devono guardare. Certo, la partita è dura, lunga e piena di insidie. Ma Berlusconi «sa essere scientifico nell’attesa e nelle mosse da fare». La cosa importante è che «in questi mesi ha capito che c’è ancora una partita importante da giocare nel centrodestra. E lui ha voglia di giocarla».
Le cronache dalla Costa Smeralda registrano il tutto esaurito dalle parti del Cav. L’altra sera s’è persin fatto vedere nel locale di Umberto Smaila a Porto Rotondo, serata di musica e danze con Francesca Pascale, Maria Rosaria Rossi, l’amico Apicella, Bruno Vespa e Franco Carraro e relative consorti, un’uscita pubblica come non capitava da tre anni. In Sardegna trascorrono qualche giorno di vacanza anche altri due fedelissimi come Debora Bergamini, la responsabile comunicazione ora affiancata dalla new entry Andrea Ruggeri (anche lui in Sardegna), e Niccolò Ghedini l’avvocato che attraversa inossidabile tutte le stagioni, più o meno esaltanti, della parabola del Cav. Da villa Certosa è passato anche il via libera ufficiale al ritorno a casa, in Forza Italia, di Nunzia De Girolamo invitata a cena la sera di Ferragosto accompagnata anche dal marito Francesco Boccia, deputato del Pd.

I fatti nudi e crudi racconterebbero di un Cavaliere abbastanza sereno, il partito azienda saldamente affidato alla figlia Marina e agli ultimi veri amici Gianni Letta e Fedele Confalonieri (registi del patto sulla Rai e di nuovo in campo anche sulle riforme), un po’ in pensiero per il Milan che ha toppato l’esordio di campionato proprio contro la Fiorentina, ma politicamente fuori palla schiacciato com’è dai due Matteo (Renzi e Salvini). L’ennesima fuga dalle primarie, che Salvini vuole e lui no, non sono altro che la prova di una debolezza che Berlusconi sa (lo dicono da sempre i sondaggi della Ghisleri) di non poter recuperare sul territorio dove la Lega è certamente più radicata. L’aver poi contraddetto in maniera così plateale il suo (presunto?) consigliere politico Giovanni Toti altro non sarebbe che la conferma di un partito ormai oltre l’implosione, senza più una regia, direttive nè strategie dove ognuno parla ma nessuno sa cosa dice l’altro. E il risultato non può che essere un coro stonato.Un partito votato a una lunga e inarrestabile consunzione. Vista più da vicino però la faccenda sarebbe diversa. Quasi ribaltata. «Berlusconi è convinto che l’estate non abbia fatto troppo bene nè a Salvini nè a Renzi» racconta un parlamentare che ha trascorso qualche giorno in Sardegna. Il leader della Lega «sta esagerando nei toni e nei contenuti e le ormai troppo facili speculazioni sugli immigrati sono quasi controproducenti di fronte al fenomeno epocale cui stiamo assistendo». E un Salvini quasi prigioniero dello schema immigrazione «non può andare oltre il 15 per cento. Visto che fatica a trovare altri argomenti, la sua corsa finisce lì». Troppo poco per quell’elettorato di centrodestra moderato di cui Berlusconi ambisce ancora ad essere se non il leader almeno il punto di riferimento politico. Il presidente del Consiglio, dal canto suo, ha problemi interni con la minoranza Pd ma soprattutto «con i dossier economici che farà molta fatica, in autunno, a far quadrare tra una ripresa lenta, il lavoro che non c’è, i tagli che non riesce a fare e il crollo della bolla cinese. Tagliare le tasse e abolire Imu e Tasi è la mia ricetta, da sempre».

Se questo è lo schema, il comunicato di domenica con cui Berlusconi ha detto no alle primarie lanciate dal «suo» Toti e poi acclamate da Salvini, anzichè la prova di un re senza regno è invece «un atto politico con cui ricorda in giro chi è che comanda». Il Cav e Toti si sono parlati e chiariti. Il governatore ha spiegato di essere uscito in quel modo, «non concordato», per fermare la Lega che sta piazzando i candidati per le amministrative del 2016 senza consultare Forza Italia. Tatticamente quindi una mossa giusta per evitare di trovarsi davanti al fatto compiuto. Berlusconi avrebbe tranquillizzato Toti dicendogli che sulle amministrative sarà raggiunto un accordo politico con la Lega. Al tempo stesso gli avrebbe rivelato di «non aver più alcuna intenzione di cambiare la legge elettorale perchè è più funzionale il premio alla lista anzichè alla coalizione che vorrebbe dire rimettere in pista partiti e partitini paralizzanti». Così come sarebbe invece disponibile a concedere alla maggioranza di governo «di volta in volta i voti che servono al Senato per andare avanti con le riforme». Non è un nuovo Nazareno, per carità. Nulla di organico. Diciamo piuttosto un accordo «per allungare la legislatura e avere il tempo misurare le reali forze dei due Matteo». Nel frattempo, al netto di primarie sì e no, i rapporti tra Berlusconi e Salvini sarebbero ottimi. «Da uno a dieci darei 8: si sentono e si parlano di frequente» racconta un altro parlamentare in vacanza in Costa Smeralda. Segno che poi anche al leader della Lega serve mantenere un rapporto forte con Forza Italia.

Mentre studia le mosse dei due Mattei, prende tempo e attende buone notizie in ottobre dalla Consulta sulla legge Severino, Berlusconi continua a coltivare il progetto del nuovo partito, «L’altra Italia» che con facce e progetti nuovi quando sarà il momento prenderà il posto di Forza Italia. E non rompe del tutto con Verdini, una scissione più concessa che subìta. Anche con Fitto, del resto, i rapporti non sono del tutto congelati. E più d’uno tra gli watchers del Cav, è convinto che il cerchio magico abbia ormai le ore contate. Alle signore che lo hanno «protetto» in questo anno e mezzo dopo la condanna e l’uscita dal Senato, Berlusconi comincerebbe a dare la colpa di tanti e troppi abbandoni che hanno decimato le sue truppe parlamentari da 196 parlamentari (2013) agli attuali 114. Numeri che pesano. Ma sempre e solo numeri. A volte mutevoli. Come certe alleanze politiche.

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