Sicario, il thriller d’autore convince pubblico e critica

Cinema
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Emily Bunt e uno straordinario Benicio Del Toro sono protagonisti dell’ultimo film del regista canadese Denis Villeneuve

Thriller diretto dal canadese Denis Villeneuve con Emily Blunt e uno straordinario Benicio Del Toro, Sicario colpisce immediatamente per la fotografia maestosa, che riflette uno sguardo naturalistico sui luoghi e le persone che li abitano, spesso catturati da ampie panoramiche aeree come a testimoniare un rapporto di organicità tra il paesaggio e gli esseri umani.

Questo approccio, unito ad una trama che si sviluppa tramite l’incastro di una serie di rischiose operazioni dei servizi segreti (che assomigliano molto a missioni di guerra), ci consegna un’opera che dialoga da una parte con il cinema di Micheal Mann e dall’altra con i videogiochi di ultima generazione alla GTA o Metal Gear Solid.

Il connubio con questi ultimi si articola pienamente a livello visivo nella sequenza d’azione finale, in cui lo sguardo notturno in soggettiva dei soldati, coadiuvati da un visore termico, viene alternato ad un’ inquadratura dall’alto sui punti nevralgici nella zona della missione.

La violenza che percorre la pellicola dall’inizio alla fine è quella dei cartelli della droga messicani, il suo palcoscenico la zona che si estende intorno al confine tra Stati Uniti e Messico ed ha come centro nevralgico la città messicana di Ciudad Juarez, teatro dei rituali macabri attraverso i quali la criminalità organizzata consolida la propria egemonia.

Legata a fatti di cronaca reali di sfruttamento e omicidi seriali di donne e con un livello di pericolosità tra i più alti al mondo, Juarez è il simbolo del rompicapo che attraversa tutto il film.

Questo rompicapo può essere riassunto nella domanda fondamentale: come arginare tale escalation? Ma anche, cos’è l’uomo nel contesto di questa violenza? Le due risposte, antitetiche, a tale quesito sono rappresentate da Emily Blunt, un’agente del FBI che incarna il principio di moralità, e Benicio Del Toro, agli antipodi di ogni moralità: un individuo che ha subito e poi interiorizzato tutta la negatività dell’ambiente circostante; il suo personaggio, sopra le righe e tutto assorbito in una tensione verso la vendetta personale, richiama alla mente la Beatrix Kiddo/Uma Thurman di Kill Bill.

In mezzo a questa polarità si collocano le forze dei manovratori occulti filo governativi, il cui funzionario principale è interpretato da Josh Brolin, personaggio completamente privo di incrinature, chiuso in una ferrea determinazione, che ha lo scopo di ristabilire un equilibrio all’interno del narcotraffico per renderlo funzionale allo status quo congeniale al potere.

Complici un montaggio ed una fotografia capaci di proiettare profondità e un senso di ricchezza prospettica alla scena, Sicario riesce a combinare la lentezza dell’azione ad una costante sensazione di elettrizzante quanto angosciosa sospensione: una calma apparente gravida di presagi, sempre sul punto di esplodere con l’accumulo di tensione. In questo senso è memorabile la scena in cui i corpi speciali americani attraversano il confine Messicano restando imbottigliati nel traffico: una specie di remake del video dei R.E.M. “Everybody Hurts” virato in salsa action movie che restituisce quel senso di suspense caotica presente anche nelle battute finali del celeberrimo inseguimento del film Drive.

Pellicola che si destreggia magnificamente nel rappresentare questa energia violenta che plasma gli esseri umani, le loro dinamiche e addirittura gli spazi, Sicario è una narrazione potente e suggestiva, forse un po’ meno convincente nel tratteggiare alcuni personaggi minori, ma in ultima analisi un ottimo compromesso tra film di genere e film d’autore. E il successo al botteghino ne è una testimonianza lampante.

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