Si vota in Canada, i democratici del Trudeau jr. ci sperano

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Dopo anni di governo dei conservatori, il paese conosce una fase di recessione economica

Ufficio risorse umane, tre cacciatori di teste insoddisfatti del candidato (con opportuno bilanciamento di etnia e genere dei tre, ché il politicamente corretto sa essere anche conservatore), ed un verdetto scritto con pennarello e sottolineato: “Just non ready”. Tradotto: “semplicemente non pronto”, o anche “Justin non pronto”, perché il candidato non è uno qualunque: è Justin Trudeau, leader del Partito Liberal canadesi, ovvero dei Democratici.

Questa è la scena di uno spot pubblicitario trasmesso per mesi su tutte le emittenti canadesi con frequenza persino ossessiva e prodotto dai conservatori, il cui leader, Stephen Harper, governa ininterrottamente dal 2006 dopo tredici anni di governi liberal.
Così si è aperta, ai primi di agosto, l’infinita campagna elettorale per le elezioni politiche federali canadesi, che si terranno il 19 ottobre. E’ stata la più lunga campagna elettorale della storia canadese, ma anche una tra le più incerte e feroci.
Il governo conservatore paga il peso di anni difficili, con un Canada che si credeva immune dalla crisi economica e invece si è risvegliato in recessione, con un -0,8% nel primo trimestre dell’anno, a cui ha fatto seguito un -0,5% nel secondo. Dati ufficiali per i mesi in corso non ci sono ancora, ma difficilmente il terzo ed il quarto segneranno numeri così positivi da garantire il segno più a fine anno.

Complessivamente, negli anni di governo della destra (2006-2014) il Canada ha sperimentato la minore crescita economica dalla Grande Depressione del 1929, e in tutti gli indicatori (creazione di posti di lavoro, produttività, reddito, tasso degli investimenti, debiti delle famiglie e disuguaglianza sociale) Harper si classifica ultimo o penultimo tra tutti i primi ministri canadesi dal 1946 ad oggi.

Dati certamente condizionati da due fattori: primo, il fatto che i canadesi erano abituati a una crescita straordinaria; secondo, la crisi petrolifera che sta mettendo improvvisamente in ginocchio una provincia come l’Alberta (conservatrice e fino a pochi anni fa ricchissima, con un PIL procapite superiore a quello di tutti e 50 gli stati americani). Eppure, quando si vota si guarda prima di tutto il conto corrente, e nonostante alcune innegabili giustificazioni, è logico supporre che i conservatori pagheranno pegno. In questo caso, chi li può sostituire al governo?

Paese storicamente bipolare, e con un sistema elettorale maggioritario a collegi uninominali, il Canada è diventato tripolare alle elezioni federali del 2011, quando il “New Democratic Party”, che si colloca a sinistra dei liberal, con una forte impronta sociale ed ecologica, è addirittura diventato l’opposizione ufficiale ad Ottawa, confidando i liberal al terzo posto.

Molto di questo successo si deve prima a Jack Layton, morto nel 2011 poco dopo l’exploit elettorale, e poi a Thomas Mulcair, per tutti “Tom”. Thomas Mulcair è un Vendola che ce l’ha fatta, se vogliamo. Figura sui generis ma molto carismatica, somigliante ad Enrico Deaglio e con un passato da ministro ad Ambiente e Sviluppo sostenibile in Quebec. Detta in poche parole, un Liberal che aveva lasciato quel partito perché  suo dire non sapeva opporsi con sufficiente energia ai conservatori. Una storia che ai nostri lidi si è sentita spesso, ma generalmente con minore successo.

Proprio l’NDP aveva a lungo guidato i sondaggi, tanto che numerosi commentatori si erano sbilanciati questa estate prevedendo un governo di minoranza guidato da Mulcair ed appoggiato anche dai Liberal.

Eppure, progressivamente il vento è cambiato. I sondaggi hanno registrato una rimonta liberal che – pensando alle rilevazioni di inizio agosto, quando i Liberal erano 12 punti percentuali sotto l’NDP e una manciata sotto ai conservatori – ha dell’incredibile, con un forte recupero in particolare nella regione francofona del Quebec laddove l’NDP aveva sfondato nel 2011 (vincendo in 59 collegi su 75) conquistando i voti persino dei separatisti quebecois.

Proprio il giovane Trudeau, il candidato “just not ready” ha saputo, almeno sinora, narrare la storia giusta. Quella di un orgoglioso ed appassionato figlio d’arte (suo padre, Pierre Elliott Trudeau, è stato tra i primi ministri più amati della storia canadese, governando negli anni più felici della storia canadese, quasi ininterrottamente dal 1968 al 1984), di un uomo del popolo (è un professore scolastico), e di giovane energico (su Instagram ama postare fotografie mentre si allena a pugilato). “Siamo sognatori. Noi sappiamo che in Canada “meglio” è sempre possibile. Meritiamo un Governo che lo sappia”.

Come suo padre, che seppe sottrarre il paese dallo stereotipo di un freddo paese anglosassone, Justin Trudeau è un liberal che non teme le prese di posizione che dividono: pro choice in tema di aborto, si è dichiarato pronto a legalizzare le droghe leggere appena sarà Primo Ministro, e vuole alzare le tasse per chi guadagna oltre 200mila dollari canadesi, circa 135mila euro, per abbassarle a quella middle class che oggi fatica. Inoltre, ha detto chiaramente che per rilanciare l’economia i tagli e l’austerità non servono: ci vogliono investimenti.

Oggi, nonostante numeri ancora molto incerti, è lui il favorito.

Nessun partito, a meno di sorprese che nessuno dei tanti sondaggi lascia intravedere, sarà in grado di conquistare la maggioranza assoluta dei seggi, ma se sia i Liberal che l’NPD hanno chiaramente detto di non avere alcuna intenzione di appoggiare un eventuale governo di minoranza conservatore, è lecito pensare che due forze comunque entrambe di sinistra diano via libera ad un governo di minoranza guidato da chi avrà più seggi ad Ottawa.

Mancano pochi giorni e i conservatori stanno giocando le ultime cartucce: come spesso fa la destra, gli ultimi spot elettorali chiudono la campagna elettorale così come avevano iniziato, puntando sulla paura. Trudeau troppo giovane, Trudeau incapace di guidare l’economia canadese, Trudeau che vuole legalizzare le droghe leggere. Lui ha reagito, con uno spot che lo ritrae su una scala mobile ferma. La scala mobile è il Canada, chi l’ha stoppata impedendo ai canadesi di continuare a salire è la destra, chi la può riavviare è lui. Se questo messaggio convincerà gli elettori, dopo 31 anni ci sarà nuovamente un Trudeau primo ministro canadese.

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