La maggioranza supera altri voti segreti. Le opposizioni fanno “resistenza passiva” e si rivolgono a Mattarella

Riforme
La senatrice Anna Finocchiaro (s), presidente della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, e il capogruppo del Pd Luigi Zanda, in aula del Senato durante la discussione sulle riforme Costituzionali, Roma, 17 settembre 2015. ANSA/ ALESSANDRO DI MEO

Superati tre scrutini segreti però il governo scende a quota 153

Il Senato ha approvato questa mattina l’articolo 7 della riforma Boschi con 166 sì, 56 no e 3 astenuti.

Il si’ al delicato articolo 10, le opposizioni contro l’atteggiamento di una maggioranza che considerano anti-democratica, i passi avanti nel Pd. Sono queste le principali novità sul percorso di riforma costituzionale con una maggioranza al Senato che sul voto segreto scende a quota 153, ben 8 unià al di sotto di quella assoluta.

Nel pomeriggio di ieri,  l’esame dell’articolo 10, relativo al procedimento legislativo così come sarà modificato con il superamento del bicameralismo perfetto con il presidente Pietro Grasso che ha sospeso la seduta per consentire contatti fra i gruppi e anche l’esame delle ammissibilità.

Grasso ha poi ammesso tre scrutini segreti (di cui uno parziale) su tre emendamenti: due di Roberto Calderoli (Lega) sulle minoranze linguistiche e uno di Giovanni Endrizzi (M5s) su minoranze linguistiche e rapporti civili ed etico-civili.

Alla prima votazione la maggioranza ha tenuto : 169 voti contrari, 106 favorevoli e un astenuto. La maggioranza ha tenuto anche sul voto su un emendamento della minoranza Pd – poi ritirato, ma fatto proprio dai 5 Stelle – ma scendendo a quota 154 con 113 sì e 3 astenuti. L’emendamento mirava a modificare la funzione legislativa del Senato, riattribuendo alla Camera della autonomie più competenze.

Nella maggioranza del Pd si dicono comunque soddisfatti, reputando “fisiologica” la perdita di numeri sui due voti segreti votati.

I lavori insomma stanno comunque procedendo anche se a rilento con Forza Italia e Lega che avevano chiesto alla maggioranza una tardiva apertura del dialogo, avevano ottenuto dal presidente Grasso una sospensione della seduta. Alla ripresa, però, il governo ha espresso parere contrario su tutti gli emendamenti delle opposizioni e il capogruppo dem Luigi Zanda è stato chiaro: “Se c’è la serietà che ci porta veramente a discutere del merito del provvedimento, bene. Se però la reale intenzione è procedere con il costume parlamentare causa degli incidenti dei giorni scorsi, chiedo allora alla presidenza del Senato molto rigore nell’applicazione del regolamento e anche rigore nei tempi stabiliti dalla conferenza dei capigruppo e approvati dall’aula del Senato”.

E il presidente della Repubblica, intanto, potrebbe essere “l’approdo” del fronte comune delle opposizioni, che, al termine di una lunga riunione hanno optato per una “resistenza passiva” in Aula sull’art.10 – non illustrando gli emendamenti nè facendo ostruzionismo ma limitandosi a votare.

Oggi, quindi, l’appuntamento prevista nel pomeriggio di una conferenza stampa nella sala Koch del Senato per annunciare l’intenzione di scrivere una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella affinché intervenga sul tema delle riforme costituzionali.

Il Quirinale, tuttavia, sembra avere chiara la linea: quella secondo la quale, finché il governo non va sotto, non si può dire che non ci sia una maggioranza. Osservazioni, queste, che potrebbero far cadere nel vuoto un eventuale appello delle opposizioni.

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