Si sblocca la crisi in Spagna, entro una settimana Rajoy sarà primo ministro

Spagna
epa05576278 Acting Spanish Prime Minister and People's Party (PP) leader Mariano Rajoy speaks as he attends an event with supporters in Zaragoza, northeastern Spain, 08 October 2016.  EPA/JAVIER CEBOLLADA

Decisiva la decisione del Psoe di astenersi e dare così la possibilità al nuovo governo di insediarsi. Podemos scalpita e punta a diventare partito egemone a sinistra

Dopo 10 mesi di paralisi politica e istituzionale, grazie a un partito socialista con l’acqua alla gola la Spagna esce dalla sua crisi infinita ed entro domenica prossima il leader del Pp Mariano Rajoy sarà eletto nuovo primo ministro, nel pieno dei poteri. Il consiglio federale del Psoe ha preso oggi con 139 voti a favore e 96 contrari la sofferta decisione di dare via libera al premier uscente e di ordinare agli 85 deputati socialisti, su 135, di astenersi al secondo voto sulla fiducia a Rajoy.

Con questa mossa il partito socialista, in piena crisi, calato dal 48% degli anni ’80 al 22% toccato dopo due anni sotto la guida di Pedro Sanchez, il segretario defenestrato il primo ottobre scorso, evita che il Paese torni a votare per la terza volta in un anno a Natale. Nuove elezioni, secondo i sondaggi, sarebbero state un disastro per il Psoe, con la probabile perdita di un quarto dei suoi attuali deputati, un umiliante sorpasso di Podemos e una schiacciante vittoria del Pp.

I tempi per evitare le urne però sono strettissimi. Se la Spagna non avrà un premier eletto entro il 31 ottobre scatterà la convocazione di nuove elezioni. Re Felipe avvia domani le consultazioni con i leader politici. Martedì a mezzogiorno il leader provvisorio del Psoe, Javier Fernandez, comunicherà la decisione del consiglio federale al monarca, che designerà Rajoy. Il Congresso poi si riunirà per l’investitura mercoledì o giovedì, e fra sabato e domenica Rajoy sarà eletto al secondo turno (al primo ci vuole una maggioranza assoluta, che non ha) con 170 voti su 350, grazie all’astensione Psoe.  Non è escluso che alcuni socialisti, in particolare i catalani, rompano la disciplina di partito per votare ‘no’, rischiando l’espulsione dal gruppo.

Inizierà poi una legislatura che tutti prevedono irta di spine per il leader popolare, che governerà con la maggioranza del Congresso contro, costretto a ricercare continui accordi con l’opposizione per non cadere. Molti non danno più di un anno o due al suo governo. La svolta socialista “pone fine a 300 giorni di calvario politico per la Spagna”, sentenzia El Mundo. Ma apre “una legislatura da infarto”, avverte La Vanguardia. Esausto, spaccato, sull’orlo della scissione con i catalani sostenitori del ‘no’ a oltranza al nemico Rajoy, il Psoe così guadagna tempo “per ricostruirsi” dall’opposizione come auspicano Javier Fernandez e altri ‘baroni’ moderati.

Un congresso a inizio 2017 eleggerà probabilmente segretario la presidente andalusa Susana Diaz, nuova ‘dama di ferro’ del partito. Oggi è stata lei a intervenire per ultima prima del voto nel consiglio federale, una prerogativa di solito del segretario. Per il Psoe diventa vitale trovare una strategia per resistere alla ‘concorrenza’ di Podemos, che aspira come Syriza in Grecia a diventare il partito egemone della sinistra, ‘divorando’ spazio ed elettorato tradizionali dei socialisti. Il leader dei ‘viola’ Pablo Iglesias già tuona che a sinistra ora rimane solo Podemos perché il via libera socialista a Rajoy fa nascere di fatto una ‘Gran Coalicion’ fra Pp e Psoe, i due grandi partiti della ‘vecchia politica’.

(Articolo di Francesco Cerri, Ansa)

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