Si riapre il fronte greco, ma stavolta lo scontro non è solo tra Berlino e Atene

Economia
epa04669841 Italy's Prime Minister Matteo Renzi (L),  Greek Prime Minister Alexis Tsipras (C) and Germany Chancellor Angela Merkel (R) chat at the start of European heads of states and government summit in Brussels, Belgium, 19 March 2015.  EPA/OLIVIER HOSLET

A meno di un anno dall’accordo con i creditori, la Grecia è di nuovo sull’orlo del default. Una vicenda che potrebbe polarizzare ulteriormente lo scontro tra i rigoristi e chi vuole superare definitivamente il muro dell’austerity

E’ passato meno di un anno da quel referendum greco che ha tenuto tutta l’Europa con il fiato sospeso. In quell’occasione i cittadini greci si pronunciarono contro il piano proposto dai creditori internazionali in cambio di un nuovo programma di supporto finanziario. A quel No fece seguito una nuova trattativa e un nuovo accordo tra il governo greco e la troika rappresentata dalla Commissione Europea, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale. Il famoso Terzo Memorandum che sbloccò, in cambio di impegni e riforme precise da parte dell’esecutivo guidato da Alexis Tsipras, un piano di salvataggio da 82-86 miliardi. Questo accordo, che provocò le elezioni anticipate e la frattura dentro Syriza con l’abbandono del ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, sembrava comunque aver messo la parola fine a quella che dai media di tutta Europa era stata enfaticamente ribattezzata come “la tragedia greca”.

Sembrava, appunto. Già perché i conti ancora non tornano. La Grecia ha bisogno di oltre 5 miliardi di euro di aiuto da parte dei suoi creditori ma rifiuta di effettuare altri tagli alla spesa pubblica. Il Fondo Monetario continua il pressing su Atene (e su Berlino) per rivedere il piano di salvataggio. Raggiungere un avanzo primario del 3.5% come previsto dalle intese richiederebbe “uno sforzo eroico” da parte del popolo ellenico, ha detto il numero uno del’Fmi Christine Lagarde, e anche se si riuscisse a centrare l’obiettivo una volta, ben difficilmente si “potrebbe consolidare il risultato nel tempo”. La Germania, dal canto suo, ha già fatto sapere che se Washington si defilasse, sarebbe impossibile portare avanti l’intesa. Alla luce di tutto questo, la Grecia sembra ad un passo dal finire il denaro a sua disposizione, che potrebbe terminare già nelle prossime settimane.

Come già visto più volte in passato, insomma, il film sta per ripetersi. I creditori chiedono ad Atene di mantenere gli impegni, il governo greco parla di richieste aggiuntive e irrealizzabili. E intanto il popolo greco è allo stremo della forze, vessato da una crisi economica ormai decennale che ha trasformato l’economia nazionale, con ripercussioni devastanti sulla vita di tutti i giorni. Tsipras vuole chiedere all’Europa un alleggerimento del debito. Ha rivolto un appello affinché si possa svolgere il prima possibile un vertice con capi di Stato e di governo dell’Ue per provare a prendere una decisione politica e far uscire, ancora una volta, “i falchi allo scoperto”. Richiesta rispedita per il momento al mittente dall’austero ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble. Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha esortato “l’Eurogruppo (che era previsto per domani ma è stato annullato, ndr) a riunirsi in tempi brevi, giorni, non settimane”. Era stato lo stesso Tsipras ad esprimere a Tusk “la sua insoddisfazione per l’insistenza sulle misure chieste dalla Fmi che vanno oltre quanto previsto nell’accordo di luglio 2015″.

La politica intanto si muove. E l’Italia sembra intenzionata, a differenza dello scorso anno, a prendere convintamente le difese di Atente. “La Commissione Ue – afferma Federica Mogherini, Alto Rappresentate per la Politica estera – continua a lavorare con uno spirito di cooperazione con le autorità greche e con le altre istituzioni, per poter concludere la revisione quanto prima. Ci sono ancora pochi passi da fare, siamo fiduciosi che possano essere fatti in un periodo di tempo limitato”. Non usa mezze misure Gianni Pittella, presidente del gruppo S&D all’Europarlamento e uomo di punta del Partito Democratico a Bruxelles: “Non possiamo chiedere alla Grecia misure addizionali. Vorrebbe dire che alcuni falchi vogliono uccidere la Grecia e non possiamo consentire questo ricatto. La posta in gioco per l’Europa è troppo alta, vogliamo un accordo equo, che includa anche una discussione sulle misure per alleviare il debito”.

Una presa di posizione netta che sembra sottendere, in maniera neppure troppo celata, a una battaglia ben più grande di quella che vede contrapporsi la potente Berlino e la malandata Atene. E’ la differenza di visione dell’Europa e dell’euro che stanno maturando Germania e Italia, sempre più su poli opposti nella gestione della finanza comunitaria. La dialettica tra i due Paesi è sempre più aspra e ne sono una rappresentazione plastica le dichiarazioni fatte alcuni giorni fa da Mario Draghi per giustificare le misure espansive della Bce (“lavoro per l’Europa, non per la Germania”), cui hanno fatto seguito le parole del presidente della Bundesbank tedesca Jens Weidmann che ha ammonito l’Italia sul debito e sulle violazioni del patto di stabilità, stoppando le proposte di Pier Carlo Padoan sulla condivisione dei rischi.

Anche a Berlino, però, qualcosa si sta muovendo e il muro dell’austerity (proprio in un momento storico in cui una miriade di barriere nascenti sta mettendo l’Europa intera sotto scacco) potrebbe cominciare a vacillare. Cronache giornalistiche riferiscono di un colloquio tra Pittella e Sigmar Gabriel, in cui il vicecancelliere e leader della Spd avrebbe garantito l’appoggio del suo partito alla forte presa di posizione presa dai socialisti europei sulla vicenda greca. Per non parlare del Portogallo, della Spagna ancora senza governo e (sarebbe ora) anche della Francia. Insomma, la convinzione del governo italiano è che, questa volta, la linea contro il rigore si stia allargando a macchia d’olio e che possa essere finalmente la volta buona per fare breccia anche nelle istituzioni europee.

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