Si può fermare la Brexit? Tutti gli scenari possibili

Brexit
An EU official hangs the Union Jack next to the European Union flag at the VIP entrance at the European Commission headquarters in Brussels on Tuesday, Feb. 16, 2016. British Prime Minister David Cameron is visiting EU leaders two days ahead of a crucial EU summit.  (AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)

Si può tornare indietro dall’esito del referendum?

Sono molti i britannici che si chiedono se vi è realmente qualcosa che si possa fare per fermare la Brexit e scongiurare che il Regno Unito esca dall’Europa. Per questo si sono messi a lavoro tanti esperti, che hanno ipotizzato molti scenari che rivolterebbero l’esito del referendum del 23 giugno scorso. Ecco quali sono:

Elezioni anticipate e nuovo governo europeista

Le elezioni anticipate potrebbero fermare la Brexit, lo afferma il commentatore liberal democratico, Mark Pack. Secondo il blogger il primo passo da fare è quello di estromettere dalla guida del Labour Jeremy Corbyn e di sostituirlo con un leader molto più filo europeista. Anche i conservatori dovranno eleggere un nuovo leader. Dopo questa duplice elezione la tensione potrebbe essere talmente alta da provocare elezioni politiche anticipate. Se i Tories dovessero perdere la maggioranza, potrebbero permettere di far votare il nuovo leader europeista e il Labour Party contro la Brexit.

Un voto del Parlamento

Il referendum, come si sa, è soltanto di carattere consultivo, ciò vuol dire che non è vincolante e che la certificazione dell’uscita dall’Ue deve passare per una ratifica parlamentare. David Lammy, deputato per Tottenham, è stato molto chiaro: “Svegliatevi. Non siamo costretti a farlo. Possiamo fermare questa follia tramite un voto del Parlamento. Il nostro Parlamento sovrano deve votare per sancire una uscita dall’Ue”.

La Scozia ci salverà

La first minister scozzese Sturgeon ha ipotizzato che il parlamento di Edinburgo possa bloccare la Brexit, mettendo un veto che potrebbe paralizzare la ratifica parlamentare a Londra.

Un secondo referendum

Quasi quattro milioni di britannici hanno firmato una petizione per chiedere al governo di adottare un nuovo regolamento, secondo il quale, se il voto per il “Remain” o il “Leave” è inferiore al 60% sulla base di un’affluenza di meno del 75% della popolazione, ci sarebbe la possibilità di indire un secondo referendum. C’è il problema però della retroattività e buona parte degli analisti e dei giuristi, fa notare che sarebbe un’iniziativa altamente anti-democratica e senza precedenti. Il governo britannico ha già escluso questa possibilità.

Bloccare la modifica delle leggi

Il Regno Unito non può lasciare l’Ue prima di aver adottato una serie di aggiustamenti legislativi necessari per questo suo nuovo status. I deputati possono fermare o ritardare questo processo votando contro questo corpo di leggi, impedendo così al Paese di uscire dall’Europa.

Non invocare l’Articolo 50

Nel Trattato di Lisbona, l’articolo 50 è a disposizione degli Stati che volessero lasciare l’Unione. Se il Regno Unito non invocherà quest’articolo, non potrà neanche dare inizio alla procedura di secessione dall’Ue, che prevede un periodo di due anni durante il quale si dovrebbero avviare dei negoziati per le sue relazioni post-Brexit con il resto dell’Unione. Il premier dimissionario David Cameron ha prospettato l’avvio dei negoziati dopo l’insediamento di un suo successore, cioè fra almeno 3 mesi, e ha messo in chiaro che al prossimo vertice Ue, non chiederà di far scattare il fatidico articolo.

Gli altri Paesi europei però sono contrari a questo tipo di soluzione: da Palazzo Chigi ma anche dall’Eliseo, chiedono che vengano fermate le iniziative che tendano ad allungare i tempi. A pesare è anche l’impossibilità di aprire la procedura di divorzio in assenza della richiesta formale da parte britannica.

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