L’accordo nel Pd supera la prova del voto: sì all’articolo 2

Riforme
Anna Finocchiaro (s), il sottosegretario Luciano Pizetti e il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi in Senato durante le votazioni emendamenti alla Riforma Costituzionale, Roma 3 Ottobre 2015, ANSA/GIUSEPPE LAMI

La maggioranza si ferma a quota 160, ma sull’emendamento Finocchiaro i voti a favore erano stati 169. Ora la contesa si sposta sulle norme transitorie

Il Senato ha approvato l’articolo 2 della riforma Boschi con 160 sì. I no sono stati 86 e un astenuto. Alla maggioranza sono mancati 7 voti di Area popolare (assenti), mentre il dem Corradino Mineo ha votato contro. L’esame della riforma riprenderà lunedì pomeriggio.

In mattinata ha superato la prova dell’aula anche l’emendamento Finocchiaro, che esprime la sintesi dell’intesa trovata all’interno del Partito democratico per introdurre una forma di elezione indiretta dei prossimi senatori. Il punto che alla vigilia appariva più delicato è stato quindi superato, con una tenuta positiva sia del Pd che di tutta la maggioranza. Adesso si attende a breve l’approvazione complessiva dell’articolo 2.

Sono stati 169, infatti, i sì all’emendamento, contro 93 contrari e 3 astenuti. Tra i dem, anche i dissidenti Corradino Mineo e Walter Tocci hanno votato a favore (nonostante nei giorni scorsi si fossero espressi in maniera difforme dal gruppo), mentre Felice Casson non ha partecipato al voto. Da Ala sono arrivati 9 sì, mentre tre (tra cui Verdini e Barani) erano assenti.

Diventano a questo punto “vincolanti” le scelte dei cittadini per la nomina dei senatori, che spetterà comunque ai consiglieri regionali. Se la maggioranza interna al Pd festeggia la tenuta nei numeri, la minoranza incassa invece il risultato nel merito dell’emendamento approvato e rilancia: “È ora necessario – spiegano Federico Fornaro, Miguel Gotor, Doris Lo Moro e Carlo Pegorer – che si approvi rapidamente la legge elettorale applicativa di questo principio costituzionale e che la norma transitoria sia modificata in modo chiaro e inequivocabile per garantire questo diritto di scelta dei cittadini”.

Frena, però, Anna Finocchiaro: “Ogni volta fermarsi sull’orlo e adoperare anche argomenti strumentali, a me pare sbagliato e inadeguato, perché ci piaccia o no ci è toccato di essere legislatori costituenti e dobbiamo cercare di farlo al meglio possibile”.

Coerentemente con la linea tenuta finora, il presidente Pietro Grasso ha spiegato in aula che si pronuncerà sull’ammissibilità o meno degli emendamenti su questo punto solo quando il Senato arriverà a esaminare l’articolo 39: “Esprimo una riserva di valutazione dei vostri emendamenti – ha spiegato Grasso a chi, M5S e Lega in testa, gli chiedeva di esprimersi subito – Io non dico che il 39 va rivisto: in alcune parti è stato modificato e in altre no, per cui serve una valutazione complessa delle modificazioni”.

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