Si allarga il fossato fra Renzi e la sinistra interna. E c’è chi ha le valigie in mano

Pd
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi durante il suo intervento dal palco dell'assemblea degli industriali di Treviso, 10 ottobre 2015. 
ANSA / US PALAZZO CHIGI - TIBERIO BARCHIELLI
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“Con questa sinistra non si può governare”. Stasera assemblea dei gruppi parlamentari

E’ durato poco l’armistizio fra Matteo Renzi e la sinistra del Pd stipulato con l’accordo sul testo finale della riforma del senato, poche settimane fa. Chiuso quel capitolo se n’è aperto subito un altro, le legge di stabilità, con le polemiche sull’abolizione dell‘Imu e l’aumento del contante. Poi si è aggiunto il caso-Roma con la resistenza di Ignazio Marino in qualche modo appoggiata dalla minoranza, e infine il polemico addio di Corradino Mineo.

Il premier-segretario, parlando con Bruno Vespa per il suo annuale libro, è ancora una volta tranchant: “Chi va a raggiungere Landini, Camusso, Vendola, Fassina faccia pure. Io non seguo la logica del vecchio Pci: mai nemici a sinistra. Se si vuole militare in una sinistra di testimonianza, d’accordo. Ma, con questa sinistra, certo non si può governare”.

Una specie di sfida. Di certo, nessuna voglia di tenere dentro tutti per forza. L’irritazione di Renzi per atteggiamenti come quello di Mineo, per esempio, è evidentissima: “Corradino Mineo? Un anno fa annunciò le dimissioni da senatore dopo aver offeso in modo squallido i bambini autistici. Disse: ho sbagliato, me ne vado. È sempre lì, a spiegare come va il mondo. Al massimo si dimette dal Pd, ma la poltrona non la lascia, per carità”.

Stasera un ennesimo confronto, proprio sulla legge di stabilità, che avverrà nell’assemblea dei gruppi parlamentari. Potrebbe essere la sede per l’annuncio dell’addio da parte di tre parlamentari vicini a Bersani, Alfredo D’Attorre, Carlo Galli e Vincenzo Folino.

D’Attorre oggi ha avuto una serie di colloqui e con Unità.tv non ha voluto anticipare le sue scelte. Mentre Galli nei giorni scorsi aveva redatto le «Tesi per una sinistra democratica sociale repubblicana», contenente dure critiche a Renzi: «La trasformazione leaderistica e acclamatoria della politica va di pari passo con l’indebolimento politico, culturale e organizzativo del Pd (tranne che nel dato elettorale relativo, che non a caso viene assunto come base delle riforme elettorali) e con il suo spostamento al centro», scrive Galli. Oggi è però arrivato il momento della «grande decisione»: «Se ci sia spazio per la sinistra, e in caso affermativo se tale spazio sia interno o esterno al Pd».

Ma non è in atto una vera propria scissione ma un abbandono di singoli: se troveranno un’amalgama si vedrà.

 

 

 

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