Riforme, mediazione permanente nel Pd: “Al lavoro fino a martedì”

Riforme
Il ministro delle riforme e rapporti col parlamento Maria Elena Boschi parla al telefono arrivando a palazzo Madama per l'assemblea del gruppo Pd al Senato con il presidente del consiglio Matteo Renzi, Roma, 08 settembre 2015. ANSA/ ANGELO CARCONI

Terminata la prima riunione del gruppo di lavoro presieduto dal ministro Boschi

È terminata a palazzo Madama la riunione del Partito democratico sulle riforme. Il gruppo di lavoro, costituito all’ultima assemblea del gruppo, è composto dal ministro Maria Elena Boschi, il sottosegretario Luciano Pizzetti, la presidente della prima commissione Anna Finocchiaro,  i capigruppo di Camera e Senato, Ettore Rosato e Luigi Zanda, i capigruppo nelle commissioni affari costituzionali, Emanuele Fiano e Doris Lo Moro (quest’ultima vicina alla minoranza bersaniana) e la cuperliana Barbara Pollastrini.

È il primo tentativo di riavvicinare le posizioni interne al Pd, dopo il disgelo seguito alle parole di Matteo Renzi. Se il tono del premier è stato apprezzato dalla minoranza interna, infatti, sul merito la distanza resta. Oggetto del contendere rimane infatti la modifica dell’articolo 2 della riforma, quello che riguarda l’elettività dei prossimi senatori.

Quella di oggi è stata solo la prima riunione, necessaria per ricucire il dialogo interno. “Ci sentiremo tutti i giorni fino a martedì, quando in commissione al Senato ci sarà l’esame degli emendamenti al testo di riforma”, spiega Zanda. Mentre Pizzetti nega l’ipotesi di forzature da parte del governo sull’articolo 2: “Non esiste al mondo che si possa mettere la fiducia su un articolo della Costituzione. Nemmeno in Azerbaigian”.

“Ci auguriamo che questa sia la lettura definitiva“, ha spiegato il ministro Boschi. “Nell’incontro – ha spiegato uscendo dalla riunione – siamo entrati nel merito di un po’ di argomenti. Nei prossimi giorni continueranno i confronti e il lavoro perché sappiamo che i tempi comunque stringono”.

Ma se questo gruppo di lavoro si occupa di cercare la soluzione ‘tecnica’ per uscire dall’impasse, è evidente che è anche il clima che si crea attorno a quest’opera di mediazione che ne condizionerà il risultato. Lo dice esplicitamente Lo Moro: “La mediazione si deve trovare certamente qui, ma anche fuori di questa sede perché la volontà politica in parte arriva a questo tavolo, in parte no”.

Ho l’impressione che in aula i numeri ci siano e ci saranno“, afferma intanto il vicesegretario Pd Debora Serracchiani.  “Non vogliamo mettere in gioco la stabilità del nostro Paese, abbiamo iniziato a riformarlo e adesso arrivano dati economici positivi, non è il caso di interrompere questa corsa. Lavoriamo per il 2018. Ci siamo presi qualche giorno per trovare quella coesione che purtroppo finora non c’è stata ma, sono convinta che arriveremo in aula con tutti i numeri necessari”.

Ma il Pd deve appunto fare i conti con i malumori della minoranza, che l’intervento di Renzi l’altra sera in assemblea non ha placato del tutto. “Un’apertura vera sulla riforma costituzionale – fa notare Roberto Speranza – ancora non c’è. Tocca a Renzi farla”. Per il deputato Pd, c’è bisogno di “sedersi attorno a un tavolo e trovare una soluzione che tenga unito tutto il Pd“. E’ l’articolo due, quello sull’elettività dei senatori ad essere al centro del dibattito, con la minoranza che ribadisce la necessità di modifiche.

Duro l’intervento di Miguel Gotor su Repubblica che sottolinea come “senza l’elettività dei senatori non ci possa essere mediazione”, accusando Renzi di “prendere tempo perché in difficoltà”. Sul fatto che per Renzi l’articolo due non si toccare, Gotor afferma: “Sostiene che bisogna ricominciare daccapo. Lo ripetono come un mantra, ma questo argomento è falso. Perché se cambio l’articolo x non perdo tempo, mentre con il due sì? E poi le modifiche si fanno in prima lettura, perché dopo è solo ‘prendere o lasciare’?. Serve un patto politico nel Pd”.

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