Serracchiani: “Dobbiamo scusarci”
Ma Guerini difende voto di coscienza

Caso Azzollini

Tensione nel Pd dopo il voto sulla richiesta d’arresto per Azzollini. Per la prima volta si divide il vertice del partito, pesanti critiche dalla minoranza

Aria pesante nel Pd dopo il voto sulla richiesta di arresto di Antonio Azzollini, con il vertice del partito si ritrova diviso. Da un lato Debora Serracchiani definisce “un’occasione persa” la decisione di non prendere una posizione chiara a favore dell’arresto. Dall’altro Lorenzo Guerini difende chi ha deciso di votare ‘no’ all’arresto dopo aver letto le carte. In mezzo diversi esponenti della minoranza, da Gianni Cuperlo a Sandra Zampa, che invocano un chiarimento nel partito ed evocano la “questione morale”.

Luigi Zanda ha valutato di lasciare libertà di coscienza anche dopo aver ascoltato diversi senatori che sollevavano perplessità alla luce della lettura delle carte. Matteo Renzi si è tenuto fuori dalla vicenda, lasciando ogni valutazione ai parlamentari, anche se, come scrive oggi Goffredo De Marchis su Repubblica il segretario avrebbe appoggiato la scelta della libertà di coscienza: “Fate quello che credete giusto, quando c’è un voto libero è giusto esprimersi liberamente”.

Lo stesso Zanda difende la linea di condotta del gruppo: “I senatori del Pd hanno espresso il loro voto dopo aver valutato con giudizio di merito e senza alcun pregiudizio politico. Non mi stupisce che in un voto così delicato e complesso ci siano state opinioni diverse. Purtroppo – aggiunge il capogruppo Pd – il voto segreto è diventato un’arma politica, troppo spesso usata strumentalmente”.

“Il voto segreto, che noi non abbiamo richiesto, ha dato il risultato che conosciamo con una certa trasversalità – osserva Guerini – Trattandosi di scelte che riguardano le persone vanno soprattutto analizzate le carte”. Ma Serracchiani non nasconde il suo disappunto: “Avrei votato secondo le indicazioni della Giunta per Immunità, senza impedire l’arresto di Azzollini“, dichiara. “Temo che si sia persa un’occasione per dare un buon segnale di cambiamento”.

Pesanti le critiche della minoranza Pd. “Sul caso Azzolini oggi ci siamo fatti del male – dice Gianni Cuperlo – Così si lascia intendere che hanno pesato valutazioni politiche che nulla hanno a che vedere con il merito. Adesso serve un chiarimento nel gruppo Pd al Senato e nel gruppo dirigente del partito”. Dieci parlamentari di ReteDem, da Sergio Lo Giudice a Sandra Zampa, chiedono di convocare la direzione del partito per “tornare ad affrontare con rigore la questione morale” e invocano anche “una riflessione seria sulla posizione del capogruppo Zanda”. “Verdini e Azzollini danno un un doppio colpo micidiale per la credibilità del Pd”, dice Alfredo D’Attorre: c’è la necessità urgente di “un confronto democratico”.

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