Spunta il super-canguro, solo 6 voti segreti sul primo articolo. E da Grasso buone notizie

Riforme
Il presidente del Senato Pietro Grasso consulta il regolamento dell'aula del Senato durante la discussione sulle riforme Costituzionali, Roma, 17 settembre 2015. ANSA/ ALESSANDRO DI MEO

Sull’articolo 1 si chiude domani. E sull’articolo 2 il presidente del Senato ha limitato le possibili modifiche al solo comma già modificato alla Camera

È il super-emendamento presentato dal pd Roberto Cociancich lo strumento che “ingoia” gli emendamenti all’articolo 1 dichiarati ammissibili oggi da Pietro Grasso (che dopo averne mandato al macero milioni, quelli di Calderoli, oggi ne ha cassati molti altri ma lasciandone in vita altre centinaia). L’emendamento Cociancich, insieme al testo proposto dalla presidente della commissioni Affari costituzionali Anna Finocchiaro, riscrive completamente l’articolo 1.  In questo modo, con l’ok all’emendamento, scatterà automaticamente un “super-canguro”, che farà decadere quasi tutti gli emendamenti all’articolo 1, compresi quelli per i quali è stata ammessa la votazione segreta.

Le proposte Cociancich e Finocchiaro recepiscono l’intesa siglata dalla maggioranza con la minoranza Pd e riattribuiscono al Senato alcune funzioni che erano state tolte durante il passaggio alla Camera.

In totale, con quello sull’emendamento Cociancich, i voti segreti saranno 6 (e non 19 come sembrava prima della presentazione del “super-canguro”). Si potrebbe dunque chiudere sul primo articolo del ddl Boschi domani mattina, visto lo slittamento avvenuto nella seduta odierna.

Ma la vera notizia positiva per il governo viene da Pietro Grasso. Dal presidente del Senato si temeva la decisione di riaprire la discussione sull’intero articolo 2, quello sulle modalità di elezione dei nuovi senatori, cioè il più delicato. Stasera, invece, il presidente Grasso ha ammesso gli emendamenti all’articolo 2 solo per quanto riguarda il comma 5, cioè quello modificato alla Camera. Tutti gli altri sono stati dichiarati inammissibili: dunque, poca roba.

Se le cose dovessero filare per questo verso, negli ambienti della maggioranza si fa notare che il voto finale sul ddl Boschi potrebbe esserci anche prima del 13 ottobre, data fissata per la conclusione dell’esame della riforma costituzionale.

 

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