Senato, maggioranza sul filo sui voti segreti. Poi si riprende

Riforme
Il Ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, al Senato durante la discussione in Aula del ddl Boschi sulle riforme costituzionali, Roma, 6 ottobre 2015. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Due scrutini segreti superati con solo 13 voti di scarto, ma sul voto finale all’articolo 12 i sì risalgono a quota 168. Le opposizioni valutano una lettera comune a Mattarella

Qualche minuto di brividi a palazzo Madama per la maggioranza, che sui voti segreti ha visto scendere stamattina i propri numeri rispetto ai giorni scorsi. Il primo emendamento è stato infatti bocciato con 143 no, contro i 130 sì delle opposizioni e 4 astenuti; il secondo, invece, ha fatto segnare 144 no dalla maggioranza, contro i 131 sì delle opposizioni e 4 astenuti.

Scattato l’allarme, il voto finale sull’articolo 12, che riguarda il processo di formazione delle leggi nel nuovo sistema, ha visto poi risalire le presenze dei senatori di Pd e alleati. L’approvazione è arrivata con 168 sì, 103 no e 4 astenuti. Dopo il ritiro degli emendamenti da parte delle minoranze, sono stati approvati rapidamente anche gli articoli 13 (170 a favore), 14 (maggioranza a 169) e 16 (166).

Intanto le opposizioni stanno valutando la possibilità di scrivere una lettera comune al presidente Mattarella. Una missiva sottoscritta insieme per interposta persona (a firmarla materialmente sarebbero probabilmente i capigruppo di palazzo madama) da Beppe Grillo, Silvio Berlusconi, Nichi Vendola e Matteo Salvini.

Un effetto che sul piano politico evidentemente non convince tutti, tanto che la conferenza stampa pensata per presentare l’iniziativa è slittata al pomeriggio, dopo le riunioni in separata sede dei gruppi di Sel e Forza Italia (a quest’ultima è prevista la partecipazione anche dell’ex Cavaliere) fissate per le 14.

La bozza della lettera, che circola nei corridoi di palazzo Madama, si concentra sulla contestazione per l’accelerazione impressa alla riforma e per la chiusura al dialogo da parte del governo. Oltre alla protesta per il “venir meno del ruolo di arbitro super partes del presidente del Senato”.

 

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