Il Senato dice sì alla riforma Boschi

Riforme
Il Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi in Senato durante il voto finale alla Riforma Costituzionale, Roma 13 Ottobre 2015, ANSA/GIUSEPPE LAMI

Sono stati 179 i voti a favore, 16 i contrari e 7 astenuti. Il testo torna adesso alla Camera, ma non dovrebbe più cambiare. Renzi: “Avanti tutta Italia, senza paura”

Il Senato ha approvato la riforma della Costituzione con 179 sì, 16 no e 7 astenuti. Il testo dovrebbe essere ormai quello definitivo, che passerà ora alla Camera per poi tornare in entrambi i rami del parlamento – a tre mesi di distanza, come previsto dalla Carta – per il sì definitivo. Infine, saranno gli elettori a sancire il via libera alla nuova Costituzione con il referendum confermativo, che si terrà probabilmente nell’autunno del 2016.

“Oggi l’Italia scrive un altro pezzo di futuro – ha commentato a caldo su Facebook Matteo Renzi – Non ci credevano in tanti, ma che bello vedere oggi i volti felici dei senatori che non hanno mai mollato. Le riforme rendono l’Italia più semplice e più forte.
Noi ci siamo, con umiltà e coraggio. Avanti tutta Italia, senza paura”.

La maggioranza ha ritrovato una ricomposizione con le ultime modifiche approvate nei giorni scorsi. Nel Pd, solo Felice Casson, Corradino Mineo e Walter Tocci si sono espressi in dissenso rispetto al gruppo. Ai voti dei partiti che sostengono il governo, si sommano quelli di Ala, i due (Bondi e Repetto) di Insieme per l’Italia e – a sorpresa – i forzisti Riccardo Villari e Bernabò Bocca. mentre i senatori che fanno riferimento a Fare (il movimento di Flavio Tosi) si sono astenuti (al Senato vale comunque come voto contrario).

È saltata definitivamente, invece, l’ipotesi di una strategia comune delle opposizioni: ciascun gruppo si è comportato in maniera diversa. M5S e Forza Italia hanno abbandonato l’aula quando ha preso la parola Giorgio Napolitano. Già durante l’assemblea del gruppo azzurro, Silvio Berlusconi avrebbe detto ai suoi – secondo quanto raccontato dai partecipanti – “io non lo avrei nemmeno fatto parlare”, riferito all’ex capo dello Stato. E prima che Napolitano prendesse la parola, Scilipoti (censurato per questo dal presidente Grasso) ha mostrato in aula cartelli con su scritto “2011”, per ricordare ciò di cui i forzisti ancora accusano l’allora inquilino del Quirinale: la caduta del governo Berlusconi.

I forzisti sono rientrati poi in aula, solo per seguire gli ultimi interventi – compreso quello del proprio capogruppo Romani – prima di abbandonare (quasi tutti) i lavori pochi minuti prima del voto. Oltre a FI, Lega e Cinquestelle, anche Sel ha deciso di non partecipare al voto, ma rimanendo all’interno dell’emiciclo. Hanno votato “no”, infine, i fittiani del gruppo Conservatori e riformisti.

Tra gli interventi più attesi c’era sicuramente quello del presidente emerito della Repubblica (ecco il video integrale): “Non stiamo semplicemente chiudendo i conti con i tentativi frustati di questi trent’anni – ha detto in aula Giorgio Napolitano – dobbiamo dare risposte a situazioni nuove e a esigenze stringenti e dare attenzione a tutte le preoccupazioni espresse in queste settimane in materia di legislazione elettorale e diritti costituzionali. L’alternativa sarebbe stata restare inchiodati a tutte le storture che noi conosciamo, di restare bloccati nelle contraddizioni del titolo V”. L’ex capo dello Stato ha anche stigmatizzato “il sospetto tra gli schieramenti” che ha impedito la realizzazione delle riforme negli ultimi venti anni.

Il capogruppo dem Luigi Zanda ha ricordato però durante il proprio intervento (qui il video integrale) che ancora oggi rimane chi rifiuta il dialogo, mentre “avrei preferito una maggiore discussione sul merito”, spiega. “Chi si oppone alle riforme – ha aggiunto – dovrebbe riflettere sui costi economici e sociali dei nostri ritardi”.

Nell’annunciare il voto a favore del proprio gruppo, Gaetano Quagliariello (Ap-Ncd) ha chiesto una “riflessione” dalla quale “non si dovrebbe sottrarre nessuno” sulla fase politica che si è aperta a seguito delle divisioni interne al Pd e alla convergenza con la maggioranza sul sì alla riforma anche di Ala.

Dopo i capigruppo, ha preso la parola il ministro Maria Elena Boschi per ringraziare i membri del governo che hanno seguito la riforma, i capigruppo e i senatori della maggioranza (con una citazione particolare per Anna Finocchiaro), i dipendenti del Senato e del ministero per il loro lavoro.

Prima del voto, gli ultimi a parlare sono stati – come di consueto – i senatori che hanno preannunciato il proprio voto in dissenso dal gruppo. Walter Tocci (Pd), tra gli altri, ha spiegato che avrebbe preferito una cancellazione pura del Senato anziché la sua riduzione a “dopolavoro degli amministratori locali”. La senatrice a vita Elena Cattaneo ha annunciato invece la propria astensione “per un senso di profondo smarrimento e rammarico per il fatto che non è stato possibile acquisire elementi migliorativi in quest’aula”.

 

 

 

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