Senato elettivo, si allarga il fronte. Il premier: ho i voti

Pd
L'aula del Senato durante l'esame del ddl Rai, Roma, 30 luglio 2015. ANSA/ETTORE FERRARI

513 mila emendamenti. L’articolo 2 della riforma al centro del mirino

Sono 513 mila gli emendamenti alla riforma costituzionale presentati. Molti sono stati depositati dalla Lega ed è più che altro una strategia per rallentare i lavori. Il nodo vero è invece sull’articolo 2, quello che disciplina la composizione del nuovo Senato.

I senatori della minoranza Pd hanno presentato una serie di emendamenti che prevedono l’elezione diretta dei nuovi componenti di Palazzo Madama. Proposte di modifica al ddl Boschi sono state depositate anche da numerosi parlamentari dell’opposizione. Il premier ostenta comunque ottimismo: «La maggioranza non è mai mancata e mai mancherà».

Né Vietnam, né Jap né Napalm sul percorso della riforma costituzionale. «Solo» 513 mila e 449 emendamenti dove svetta la Lega con 510 mila e 293. Una montagna di carta – e digitale – non affrontabile con un normale iter parlamentare che lascia intravedere una larga maggioranza, tra le opposizioni però, sul nodo cruciale del Senato eletto anzichè selezionato tra i consiglieri regionali. E che, tra l’opposizione interna al Pd e i mal di pancia tra i verdiniani, i numeri della maggioranza necessari ad approvare il ddl Boschi sembra- Gotor e Micheloni primo firmatario delle modifiche all’articolo 2 del ddl Boschi – risponde con i numeri. «28 senatori Pd e 12 del gruppo delle Autonomie (tra cui i socialisti che sono in maggioranza), più Sel, M5S, Lega e Fi condividono la necessità di un Senato che non dà la fiducia ma resta eletto.

Resta il pieno superamento del bicameralismo paritario che non mortifica però la sovranità dei cittadini e il ruolo di garanzia del futuro Senato. Ci sono dunque le condizioni per un’intesa ampia che supera i luoghi comuni e sbagliati di una guerra interna al Pd». Fa i conti anche Renzi. Sono diversi: «I numeri non mancheranno mai ». Da notare che Pagliari, maggioranza Pd, chiede di modificare «le funzioni dei senatori».

Tra gli emendamenti Pd ce ne sono 46 trasversali e quasi rivoluzionari. chiaro: con il Senato elettivo la riforma riparte da zero.Quindi non se ne parla. I vicepresidenti Guerini e Serracchiani hanno indicato la festa nazionale dell’Unità a Milano (25 agosto-6 settembre) come il luogo e il momento dell’ultimo confronto. A tutto questo, analizzati gli emendamenti, Vannino Chiti – con gio. «Abbiamo spiegato a Vincenzo che doveva ragionare più con la testa che con la pancia» spiegano in serata alcuni colleghi senatori.

E insomma, anche i voti dei verdiniani non saranno poi così blindati. L’analisi degli emendamenti lascia intatto lo scontro politico, e di merito, tra il vertice del Pd e l’opposizione interna e la quasi totalità delle opposizioni (Lega, M5S e Forza Italia) che insistono su un maggior bilanciamento di poteri con la Camera e chiedono il Senato elettivo. «Ci sono alcuni punti che potranno essere oggetto di confronto politico» ma «non ci sono modifiche necessarie da un punto di vista giuridico costituzionale» aveva spiegato il ministro Boschi alle cui parole avevano fatto seguito quelle del presidente di commissione Anna Finocno sempre più risicati. La conta degli emendamenti è stata l’ultimo atto prima della chiusura estiva di palazzo Madama:510.293 emendamenti sono della Lega (Calderoli ne minaccia altri sei milioni e mezzo per l’aula); oltre mille (1.075) hanno la firma di Forza Italia; 1.043 sono di Sel. Quello che resta se lo dividono Gal (215), le Autonomie (45), i fittiani (124) e Cinque stelle (194). Ma quelli che più contano, e che faranno la differenza, sono i 17 della minoranza dem tra i 63 del Pd. E i tre del senatore D’Anna, verdiniano convinto che però è venuto subito meno alla ragione fondante di Ala («appoggiamo le riforme, senza se e senza ma» disse Verdini) e vorrebbe il Senato eletto.

L’incredibile alleanza Gotor (minoranza dem) e D’Anna è durata un pomerig- Walter Tocci, che milita nella minoranza, propone la riduzione delle Regioni e «la fine dello specialismo della regioni a statuto speciale» a cominciare dalla Sicilia, tema questo molto caro anche nella direzione del partito. Russo dà seguito alla proposta del ministro Orlando e chiede l’intervento della Consulta sulle richieste che riguardano i parlamentari «pur salvaguardando il ruolo della giunta delle immunità del Parlamento».

È l’articolo 2 del ddl Boschi (elezione e composizione del Senato) la linea rossa. Delle riforme e della sopravvivenza del governo. Toccarlo rischia di far saltare tutto. La pensa diversamente il presidente del Senato Piero Grasso che avrà un ruolo decisivo. Se ne riparla l’8 settembre, quando riapre il Senato, data evocativa. Ma è solo una coincidenza.

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