Senato, ecco cosa dovrà decidere Grasso (e perché Renzi è attento alle sue mosse)

Riforme
Il presidente del Senato Pietro Grasso durante l'esame del ddl Rai nell'aula del Senato, Roma, 31 luglio 2015.    ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI

Ammettere o no gli emendamenti all’articolo 2 della riforma Boschi? La chiave è il regolamento dei lavori di palazzo Madama e la sua interpretazione. Proviamo a spiegarlo

L’attenzione della politica oggi è rivolta soprattutto a palazzo Madama. Alle 15 si riunirà la conferenza dei capigruppo per decidere sul rinvio in aula della riforma costituzionale, dopo l’indicazione concordata ieri tra il governo e la maggioranza di accelerare i tempi del voto.

Gli occhi di tutti sono puntati in particolare su Pietro Grasso e sulla decisione che dovrà adottare una volta che il testo arriverà effettivamente in aula: gli emendamenti all’articolo 2 della riforma sono ammissibili o meno?

Il presidente finora non ha voluto fornire indicazioni sulla sua scelta, né al governo né ai gruppi parlamentari. E anche Anna Finocchiaro ieri, come presidente della prima commissione, ha preso la sua decisione in totale autonomia, dato che nemmeno lei è riuscita a concordare con Grasso un atteggiamento comune. E la decisione di Finocchiaro, com’è noto, è stata per la non ammissibilità, salvo un’intesa unanime dei capigruppo.

È evidente che la scelta non è meramente politica, ma si basa sul regolamento del Senato e, in particolare sull’articolo 104. Ecco cosa dice:

 

Se un disegno di legge approvato dal Senato è emendato dalla Camera dei deputati, il Senato discute e delibera soltanto sulle modificazioni apportate dalla Camera, salva la votazione finale. Nuovi emendamenti possono essere presi in considerazione solo se si trovino in diretta correlazione con gli emendamenti introdotti dalla Camera dei deputati.

 

È proprio questo il caso dell’articolo 2 della riforma Boschi, che è stato approvato dalla Camera con lo stesso identico testo già passato al Senato, tranne che per una preposizione. Ecco il passaggio modificato:

 

La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti.

 

Quel dai è andato a sostituire il nei della prima lettura, per un semplice motivo: nella nuova versione, i sindaci eventualmente eletti decadono dall’incarico di senatori non solo al termine del proprio mandato, ma anche al termine del mandato dell’assemblea regionale che li elegge, così da rinnovare l’intera delegazione regionale nel medesimo passaggio.

Stando all’articolo 104 – almeno secondo quanto deciso da Finocchiaro – gli emendamenti si potrebbero applicare solo a quella limitatissima modifica già introdotta, senza riaprire l’intero testo dell’articolo, che andrebbe votato a quel punto solo integralmente.

La minoranza del Pd, invece, spinge per riaprire l’esame di tutto l’articolo, sul quale sono già stati presentati migliaia di emendamenti: pochi sul merito, tra cui quelli dei dem dissidenti, migliaia invece di carattere ostruzionistico (di origine soprattutto leghista).

Se Grasso confermerà la decisione di Finocchiaro di ieri, per esaminare queste modifiche bisognerebbe rispettare il principio nemine contradicente, cioè servirebbe l’accordo di tutti i capigruppo (ovviamente solo sui singoli emendamenti concordati). Se invece il presidente del Senato riaprirà l’esame dell’intero articolo, su di esso si abbatterà la valanga degli emendamenti già presentati in commissione e che verranno probabilmente riproposti in aula. E se si trovasse una maggioranza eterogenea in grado di approvare l’introduzione dell’elezione diretta dei senatori, il percorso ricomincerebbe da capo alla Camera. È per questo che il governo, almeno stando alle indicazioni emerse finora, vorrebbe evitare che ciò accadesse. Ed è per questo che lo stesso Grasso lascia filtrare il suo nervosismo per le pressioni che si concentrano su di lui.

Se oggi i capigruppo decideranno di bypassare l’esame della commissione e portare direttamente il testo in aula, la prossima settimana il presidente del Senato dovrà finalmente sciogliere il nodo.

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