Sembra il ’77. Il collettivo Cua impedisce la lezione a Panebianco

Cronaca
Un muro dell'universita' di Bologna imbrattato in segno di protesta contro il politologo Angelo Panebianco, docente di Scienze Politiche presso l'ateneo, in una foto diffusa dagli attivisti del collettivo Hobo, autori della contestazione, il 15 luglio 2014. ANSA/ +++ NO SALES - EDITORIAL USE ONLY +++

Il collettivo Cua ha contestato il docente e distribuito volantini annunciando contestazione per l’inizio dell’anno accademico

Stop ai baroni della guerra” con questo slogan i ragazzi del collettivo Cua (collettivo universitario autonomi) hanno contestato Angelo Panebianco, interrompendo la lezione e amplificando con degli altoparlanti rumori di bombardamenti. Docente all’Università di Bologna ed editorialista del Corriere della Sera, Panebianco non è la prima volta che viene contestato: già nel gennaio 2014 la porta dell’ufficio del docente venne imbrattata con vernice rossa accompagnata dalla scritta “Panebianco cuore nero”.

Oggi il motivo della protesta è nata da un recente articolo del docente sulla questione libica che non è piaciuta ai giovani del collettivo, che in una nota hanno spiegato i motivi del loro gesto: “Risale al 14 febbraio l’ultima vergognosa fatica di Angelo Panebianco, noto barone Unibo ed editorialista del Corriere della Sera in cui egli si chiede se ‘noi italiani’ saremo mai pronti per affrontare la guerra in Libia. La verve guerrafondaia con cui il professore condisce il suo ultimo editoriale non ci stupisce: è solo l’ennesima presa di posizione reazionaria e sciovinista di un docente da sempre legato agli interessi bellici nostrani”, sono le accuse del Cua.

Un’azione violenta che adesso verrà inevitabilmente vagliata dagli investigatori. Il Cua però non si ferma qui e rilancia un presidio nella giornata dell’inaugurazione dell’anno accademico a Santa Lucia “per un mondo senza frontiere a partire dai saperi».

Dichiarazioni che preoccupano non poco il primo anno accademico del nuovo rettore Francesco Ubertini.

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