Sel smonta il centrosinistra: per ora alleati del Pd solo a Cagliari

Amministrative
Nichi Vendola (D) con Nicola Fratoianni partecipano alla manifestazione di Sinistra Ecologia e Libertà a favore dei diritti e del lavoro, Roma, 04 ottobre 2014.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Il partito di Vendola si smarca dal Pd in quasi tutte le principali città al voto in primavera, tranne dove ha il proprio sindaco uscente

Per stringere un’alleanza, è evidente, bisogna essere almeno in due. E se uno dei due fa di tutto per sfilarsi, riuscire a trovare un punto d’incontro risulta complicato. È quello che sta succedendo tra Partito democratico e Sel in vista delle prossime amministrative. Ma, contrariamente a quello che denuncia qualcuno (soprattutto nella minoranza dem), a giocare al gatto col topo in questo momento è proprio il partito di Vendola, in qualche caso nella sua versione 2.0 allargata ai fuoriusciti dal Pd.

Prendiamo ad esempio le sei città più importanti che andranno alle urne in primavera. In due comuni, Sel è già in campo con un proprio candidato autonomo. A Torino, Piero Fassino – stando a quanto dicono dal quartier generale vendoliano – avrebbe tradito il programma con il quale è stato eletto cinque anni fa. Per contrastarlo, allora, è sceso in campo Giorgio Airaudo, con il sostegno di Sinistra italiana e Rifondazione (ma non del Partito comunista, sic, che schiera Marco Rizzo). Per Airaudo, nel capoluogo piemontese la sinistra “si è esaurita e ha mancato il suo compito”, mentre “il centrosinistra non è riuscito a tenere insieme Torino”. Quella portata avanti da Fassino è una storia che “si è esaurita, non si vive di ricordi, ma di proposte e soluzioni per il presente”. La rottura, insomma, è già decisa.

Già in campo è anche Stefano Fassina a Roma. Qui il divorzio dal Pd è stato deciso preventivamente, senza che ancora i dem abbiano proposto il loro candidato, né il programma con il quale presentarsi agli elettori. Se i dem hanno rinviato tutto a gennaio, garantendo comunque la volontà di procedere a primarie di coalizione, Sinistra italiana non ha voglia di aspettare. “Invece di chiedermi se facciamo o no le primarie mi dicano cosa ne pensano di Stefano Fassina come candidato a sindaco di Roma”, ha detto questo pomeriggio il coordinatore romano di Sel, Paolo Cento, rivolgendosi ai dem nel corso di un’iniziativa del partito di Vendola, alla quale ha partecipato anche l’ex sindaco Ignazio Marino. La risposta, però, l’ha già ricevuto a suo tempo dal commissario del Pd nella Capitale, Matteo Orfini: “Candidatelo alle primarie”.

Scontato il sostegno di Sinistra italiana a Luigi de Magistris a Napoli, visto che già lì appoggiano la giunta uscente. Di centrosinistra, quindi, alle pendici del Vesuvio non se ne parla nemmeno e non certo per volere del Pd, né per il presunto tentativo di far nascere il Partito della Nazione, come in molti – dalla stessa Sel alla minoranza dem – si sono affrettati ad accusare dopo la notizia della presunta partecipazione di Ncd alle primarie cittadine, poi prontamente smentita.

Più incerta è la situazione in altre due città che andranno al voto. A Milano, dopo la riunione di ieri tra Matteo Renzi e Giuliano Pisapia, la sinistra rimane in attesa dell’ufficializzazione della candidatura di Giuseppe Sala. Le rassicurazioni del premier sul carattere ‘aperto’ delle primarie, che non saranno quindi semplicemente confermative, e sulla volontà di mantenere la conformazione attuale della coalizione (con Sel e senza Ncd) non sono bastate a convincere il sindaco uscente, né i vertici nazionali. Ancora in bilico è la candidatura di Francesca Balzani, sostenuta da Pisapia: una sua partecipazione ai gazebo, oltre che ostacolata dalla corsa di Pierfrancesco Majorino che pescherebbe nella stessa area di consensi, costringerebbe Sel ad appoggiare Sala nel caso in cui vincesse. Un’ipotesi che soprattutto a Roma rigettano come impraticabile. D’altra parte, la corsa solitaria – che Pisapia vorrebbe evitare – sarebbe fortemente a rischio fallimento, anche perché in quel caso difficilmente la Balzani si renderebbe disponibile e, quindi, bisognerebbe trovare un altro nome, che al momento non si vede.

Ancora in bilico è anche il sostegno a Virginio Merola a Bologna. Il sindaco uscente ha ricevuto il sostegno per la ricandidatura da parte del Pd (anche se ancora, soprattutto in area renziana, si solleva qualche perplessità) e, in un’intervista a l’Unità, ha già chiesto anche a Sel di sostenerlo. Il partito di vendola, però, è spaccato: una parte ha rimandato a gennaio la decisione sul percorso in vista delle urne, mentre un’altra vorrebbe accelerare la rottura. “Il tempo delle verifiche si è oramai consumato – hanno scritto i dissidenti guidati da Cathy La Torre e Igor Taruffi – allungarlo ancora entrerebbe in contraddizione con un percorso nazionale e locale di grande apertura: ora è il tempo del progetto e della costruzione di un’alternativa di governo per la città”. Addio centrosinistra anche qui?

In fin dei conti, quindi, l’unica città in cui Pd e Sel andranno a braccetto verso le urne è Cagliari. Che è anche l’unico tra i comuni principali, peraltro, in cui il sindaco uscente fa riferimento proprio al partito di Vendola e Fratoianni. Qui il Pd non ha messo in dubbio il sostegno a Massimo Zedda e il centrosinistra procederà compatto.

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