Se queste sono persone. Che cosa ci insegna il caso di Saronno

Cronaca
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Una storia orribile che lascerà drammatici segni indelebili dietro di sé

Forse la psicanalisi riuscirà a definire l’identikit clinico di quell’uomo e quella donna che, nell’ospedale di Saronno, hanno ucciso con un mix di farmaci letali decine di pazienti, forse addirittura più di 80. Non è il primo caso del genere: la cronaca ci ha già raccontato di degenerazioni simili ma in questa storia agghiacciante ci sono tanti, troppi, particolari che lasciano davvero senza fiato.

Il primo di questi è che l’anestesista e vice primario dell’Ospedale di Saronno Leonardo Cazzaniga e l’infermiera Laura Taroni sono dei medici. Persone, cioè, a cui noi tutti affidiamo le nostre vite nel momento in cui siamo più deboli, quando siamo malati. Sapere, se dovessero venire confermate le accuse, che nell’esercizio delle loro funzioni queste due persone provavano piacere ad uccidere, ci fa sentire tutti più indifesi.

Il secondo punto che fa riflettere è che nelle grinfie dei due amanti killer non sono finiti soltanto degli sconosciuti alla coppia ma anche familiari. Forse il padre di Cazzaniga, forse il marito della Taroni (a cui si era addirittura fatto credere di avere una malattia molto grave, che invece era indotta dalla stessa infermiera) ma anche la madre e forse un cugino e il suocero. A rischiare sono stati anche i figli della donna, intercettata mentre ne proponeva l’uccisione perché ritenuti un impedimento allo sviluppo amoroso della coppia.

La cosa che lascia più interdetti, e che dice molto anche su cosa è diventata la nostra società, è, però, l’omertà con cui tutta questa storia è stata taciuta. Tanti sapevano (qualcuno ha anche denunciato) ma l’indagine interna ha insabbiato tutto e i due hanno potuto continuare ad uccidere. Addirittura i magistrati hanno messo sotto indagine una donna che, in cambio del suo silenzio, ha chiesto ed ottenuto un posto di lavoro fisso in quella azienda ospedaliera. Come è possibile che in un ospedale si accetti tutto questo? Quali interessi c’erano sotto questo silenzio? Che cosa si voleva salvaguardare, forse il buon nome dell’ospedale? Come possono i pazienti tornare a fidarsi di quei medici?

La magistratura indagherà (ha già cominciato a farlo) e accerterà che tutti i responsabili, anche quelli indiretti, vengano puniti. I due forse alla fine pagheranno il debito con la giustizia e i bambini della Taroni, forse, riusciranno a vivere in una famiglia serena.

Ma c’è una cosa che nessuno potrà restituire a tutti i familiari che hanno avuto la sfortuna di portare i propri cari in quell’ospedale: il dubbio, seppur minimo, che non sia stato fatto tutto il possibile per salvargli la vita. E che per volontà di due persone che si credevano Dio, forse la loro esistenza sarebbe potuta essere diversa. Per quello non c’è riabilitazione né processo che tenga.

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