Caos rimborsi: se la scatoletta è M5S, l’apriscatole funziona male

M5S
Un apriscatole sopra uno scranno del senato portato dai senatori grillini a Roma, 15 marzo 2013. Un apriscatole, con affianco una spilletta del Movimento 5 Stelle e i tesserini parlamentari dei senatori Maurizio Buccarella, Barbara Lezzi e Daniela Donno.
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Da Bologna a Ragusa, passando per Roma: tra trasparenza, restituzioni, scontrini e lotta alla casta, le battaglie a cinque stelle procedono a singhiozzo

“Voi non restituite abbastanza”, “non state lavorando bene né tra voi né con la base” e poi l’invito ad avere “un comportamento consono ai consiglieri del M5S”. La rabbia ieri è esplosa a Bologna dove si è svolta la riunione grillina del circolo Mazzini e dove molti attivisti si sono scagliati contro il comportamento dei propri rappresentanti che hanno disatteso l’impegno, preso pubblicamente in campagna elettorale, di trattenersi esclusivamente 2.500 euro di stipendio.

Ma le promesse di trasparenza, restituzione degli stipendi e “o-ne-stà”, che tante volte sono state scandite a favore di telecamera, sono ormai un lontano ricordo, non solo in Emilia Romagna. In effetti, la solerzia su scontrini e spese sembra essere un chiodo fisso solo se riguarda gli altri visto che – come ha raccontato l’Espresso – “oggi, solo 38 parlamentari 5 stelle su 127 sono in regola con la rendicontazione. Almeno secondo i dati presenti sul sito tirendiconto.it , la piattaforma online su cui gli eletti sono tenuti – per regolamento interno – a riportare i dettagli dei “costi” di mandato e restituire le eventuali eccedenze”. A non aggiornare la propria posizione  “anche due big membri del ‘direttorio': il vice presidente della Camera Luigi Di Maio e il presidente della Commissione vigilanza Rai Roberto Fico“.

Osservando i numeri, se da un parte risulta puntuale il trasferimento di 2mila euro mensili al fondo di garanzia per il microcredito, dall’altra alcune voci di spesa vengono gestite arbitrariamente. Si può spendere, per esempio, più di 2mila euro mensili per l’alloggio, mentre per il vitto c’è chi rendiconta dai 30 euro a 3mila di spese mensili, magari inserendo la spesa alimentare. E poi ci sono i costi di viaggio e anche quelle per consulenze e portaborse. Alla faccia della guerra alla kasta.

In Emilia Romagna però la questione va oltre la rendicontazione. Tuttora non vi è alcuna chiarezza sulle spese sostenute, sulla destinazione della indennità di funzione, non è stato fatto alcun versamento delle eccedenze in alcun fondo, come invece promesso dai grillini, prima fra tutti Giulia Gibertoni capogruppo in regione Emilia Romagna. Accuse e ritardi che di fatto spaccano il M5S locale.

Al link trasparenza del sito 5 Stelle dell’Emilia Romagna, infatti, risulta che l’indennità di fine mandato, sotto la voce Tfr, viene accantonata ogni mese. Ognuno, poi, accantona una somma diversa: Gibertoni mette da parte 1650 euro mensili al pari di Raffaella Sensoli, Sassi solo 700 euro. Per ciascuno dei 5 consiglieri, in attesa della stipula di una assicurazione per copertura delle spese legali, vengono dedicati 400 euro mensili per “copertura legale”. Alla fine del mandato dei 5 anni alle dipendenze della regione verranno intascati dai 42.570 ai 99 mila euro di Tfr.

Insomma la confusione è tanta e sui territori ognuno si regola a modo proprio. Per esempio, succede a Ragusa che i consiglieri comunali grillini facciano marcia indietro sulla decurtazione del 30% dei gettoni di presenza, richiesta l’anno scorso. I 16 consiglieri del M5S tornano quindi a percepire il gettone intero chiedendone addirittura la restituzione con effetto retroattivo da gennaio 2015. Soldi che, assicurano, verranno versati in un apposito conto corrente.

 

 

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