Scuola e Senato, settimana calda per le riforme del governo

Riforme
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi in Senato durante le comunicazioni in vista del Consiglio europeo, Roma 18 Marzo 2015. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Si teme l’ostruzionismo delle opposizioni, resta a rischio l’assunzione degli insegnanti precari. A palazzo Madama si cerca una mediazione sul senato elettivo

Nell’aula della camera la riforma della scuola, in commissione al senato quella costituzionale. Si apre domani una settimana molto calda per il governo anche sul fronte interno, oltre che su quello internazionale per la crisi greca.

A Montecitorio, si apre domani la discussione generale sulla Buona Scuola, mentre le votazioni inizieranno mercoledì. Solo allora si capirà se il basso profilo mantenuto dalle opposizioni in commissione sarà replicato anche in aula, dove bisogna arrivare all’approvazione definitiva entro la fine di questa settimana. In caso contrario, si rischia seriamente di finire fuori tempo massimo, bloccando non solo la riforma ma anche l’assunzione di oltre 100mila insegnanti precari già a partire dall’anno scolastico 2015/2016.

Se M5S, Sel e la stessa minoranza Pd sceglieranno la via dell’ostruzionismo, il governo potrebbe vedersi costretto a imporre un nuovo voto di fiducia, anche se Renzi vorrebbe evitare una nuova forzatura.

 

“È una settimana importante per le riforme” spiega ai microfoni di Unità.tv il deputato del Partito democratico Emanuele Fiano. “Stiamo portando avanti un percorso di riforme in grado di rendere più efficiente il nostro Paese”

 

 

 

Ancora più delicata la situazione a palazzo Madama, dove domani approda in commissione affari costituzionali la riforma costituzionale. Qui, infatti, i numeri sono tutt’altro che solidi per il governo, con una parità assoluta in commissione e una maggioranza risicata in aula.

La minoranza dem ha teso una mano la scorsa settimana, presentando alcune proposte di modifica, che potrebbero rappresentare l’avvio di un nuovo confronto. Il punto fondamentale è il ritorno a un senato elettivo, da introdurre magari non modificando l’articolo 2 (come vorrebbe la minoranza, ma si dovrebbe riaprire un capitolo già approvato in entrambi i rami del parlamento) né rimandando a una legge ordinaria (come ipotizzava l’esecutivo). Allo studio c’è la possibilità di trovare uno spiraglio in un’altra parte del testo della riforma per inserire la modifica.

La commissione nei prossimi giorni procederà con una serie di audizioni e di passaggi tecnici, nella speranza di raggiungere nel frattempo un accordo politico, che consenta alla maggioranza di essere autosufficiente in commissione e – soprattutto – in aula: un eventuale soccorso da destra (i “verdiniani”) sarebbe in tal caso solo aggiuntivo e, quindi, politicamente meno rilevante.

I margini per un’intesa ci sono, ma la volontà politica da una parte e dall’altra è ancora tutta da verificare. In ogni caso, il via libera in aula prima della pausa estiva appare improbabile: si punta più realisticamente al sì in commissione, con calendarizzazione in assemblea alla ripresa.

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