Scrivere e leggere è faticoso. Anche su Facebook

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Molte persone si accontentano di essersi fatte un’idea sulla base del sommario

Ti condiviso, ma non ti leggo. Tutto è così rapido, nei social, che pur di apparire informato, o di non deludere l’amico che ha appena postato un pensiero, si condivide il post e tanti saluti. Chi non avuto, almeno una volta, questa sensazione? D’altra parte leggere è faticoso e porta via del tempo che, come sappiamo, è ormai merce preziosa.

Una ricerca della Columbia University e del French National Institute conferma questa sensazione: tre notizie su cinque postate sui social network sono solo condivise e mai lette. In particolare circa il sessanta per cento delle notizie condivise su Twitter non è mai stato cliccato. Lo studio dall’indicativo titolo “Social clicks: what and who gets read on Twitter?”, ha preso in esame circa tre milioni di tweet, di testate come Bbc, New York Times e Fox News e l’Huffington Post.

Perché succede questo? Stando a quanto affermato da uno dei ricercatori al Dail Mail e ripreso da Prima comunicazione online il motivo per cui molti articoli rimbalzano sui social senza essere letti deriva da fatto che «molte persone si accontentano di essersi fatte un’idea sulla base del sommario, o del sommario del sommario, senza approfondire la notizia».

Bisogna poi aggiungere, al di la della ricerca, che è risaputo che la condivisione sui social dell’informazione è strettamente legata ai processi di esibizione e di autocelebrazione. Condividendo si appare informati e magari anche colti. L’informazione oggi si consuma così e anche in politica il parere ci si forma molte volte così, cioè sulla base di una sintesi, o sulla sintesi di una sintesi, senza fare lo sforzo di andare più in profondità.

Garda caso i link più cliccati dagli utenti abituali della piattaforma social, stando allo studio, sono quelli di politica e cultura. Come riporta di Anna Maria Ciardullo dallo studio è anche emerso che i post sensazionalistici o fuorvianti, possono essere più utili per i social sharer che cercano di fare un punto su se stessi, piuttosto che per lettori reali che cercano informazioni.

Se si riflette su il significato profondo della ricerca, si capisce anche perché i giornali perdano continuamente copie e perché Facebook punti tutto sulle immagini: leggere e scrivere sono azioni che costano tempo e fatica. E i più la scansano.

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