Scorsese e Jagger per Vinyl, vizi e virtù dell’industria rock

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La nuova serie tv di Hbo approda da stasera su Sky: la storia di un produttore di dischi alle prese con i suoni nuovi degli anni Settanta

Prendete un produttore musicale che ha vissuto il periodo delle vacche grasse dello show business e all’improvviso viene travolto dall’onda sonica del rap, del punk, dei nuovi suoni. Grammatiche sconosciute che fanno saltare il banco e tutti gli schemi di gioco classici dell’industria. Poi dosate senza parsimonia una colonna sonora potente, sesso quanto basta mescolato al necessario cinismo, unite vari tipi di sballo e una trama che vibra come un accordo amplificato da un muro di Marshall. Avrete Vinyl, serie televisiva per la quale si rincorrono voci e indiscrezioni da quasi un anno e che debutta finalmente su Sky Atlantic il 15 febbraio (alle 3 del mattino e alle 21.10) in contemporanea con gli Stati Uniti.

Due episodi a sera ogni lunedì per 5 settimane, uno tradotto in italiano, l’altro in lingua originale con i sottotitoli. Ci siamo, dunque. E almeno l’episodio pilota non delude le aspettative. La Hbo, l’emittente tv americana via cavo, ha fatto le cose in grande. A produrre e ideare Vinyl sono stati chiamati Mick Jagger, Martin Scorsese e Terence Winter, ovvero il gotha del rock, del cinema e dei “drama” televisivi (sia Scorsese che Winter hanno lavorato insieme in Boardwalk Empire). La storia è ambientata nella New York dei primi anni Settanta, il protagonista è Richie Finestra, tipico squalo della discografia, interpretato dall’ottimo Bobby Cannavale (è lo spietato Gyp Rosetti proprio in Boardwalk). Richie deve cercare di arginare il “nuovo che avanza”, quel mix di disco, hip hop e suoni estremi, come può e come sa. Prova allora a rilanciare la propria etichetta, l’American Century Records.

Prima cerca di vendere la società, sottoscrivendo un accordo di distribuzione con i Led Zeppelin (avete letto bene, proprio Jimmy Page e soci), poi scopre che il proprietario di una potente emittente radiofonica sta cercando di mettergli i bastoni tra le ruote, boicottando tutte le sue band, e nel frattempo mentre cerca una soluzione per uscire dal tunnel, il mondo sta cambiando. A cominciare dalla sua vita privata. È a questo punto che assolda un pubblicitario e prova a giocare la carta di una punk band sconosciuta, i Nasty Bits il cui leader – guarda un po’ – è James Jagger, figlio di Mick.

La musica che cadenza Vinyl però non è solo quella degli Stones. In uno dei trailer la canzone che si riconosce è I Wanna Be Your Dog degli Stooges, inno del ribellismo pre-punk strillato a pieni polmoni da Iggy Pop. E molto altro ascolteremo e scopriremo con Vinyl che pur di ricreare l’atmosfera dei Seventies non tralascia alcun particolare: dal Revox d’epoca all’amplificatore vintage nella stanza di Richie fino all’esatta ricostruzione delle discoteche di un tempo con le luci stroboscopiche, la pioggia di coriandoli e il fumo denso come nebbia solida. Per non dire del look di Richie, che sembra la controfigura di John Travolta in La febbre del sabato sera. Qua e là sembra di rivedere tracce del film dedicato a Phil Spector, deus ex machina dei Beatles. Pellicola prodotta nel 2013 proprio da Hbo e interpretata da uno stralunatissimo ed eccentrico Al Pacino.

In Vinyl però prevale più che il genio maledetto la fame di soldi, la tenacia di restare a galla, l’ambizione come stato dell’animo. Sembra che Jagger padre e Scorsese, dopo aver collaborato al documentario sugli Stones del 2006, Shine a Light, avessero inizialmente immaginato di realizzare un film che in corso d’opera è invece diventato una serie. C’è la mano, e si vede, di Scorsese regista che ama il rock e i suoi derivati: da The Last Waltz a No Direction Home con Bob Dylan, passando per The Blues, i sette documentari che ha prodotto nel 2003 dedicati al viaggio delle “12 battute” (l’episodio per cui firma anche la regia è Dal Mali al Mississippi) fino al video di Bad per Michael Jackson e l’omaggio amorevole a George Harrison in Living in the material world. Prodotto di alta fattura, con interpreti tra i più gettonati delle serie tv americane e che apre uno spiraglio su un mondo chiuso e autoreferenziale come quello della discografia internazionale dove assieme ai dischi girava ogni tipo di roba e il sesso era merce di scambio nelle stanze dei bottoni.

Per lanciare Vinyl e avvicinare il pubblico al mood degli anni Settanta, Sky ha lanciato un canale apposito – Atlantic Rocks – interamente dedicato ai grandi concerti dell’epoca, ai gruppi icona, ai film rock. I Rolling Stones, i Queen, i Led Zeppelin, i Doors, i Pink Floyd, ma anche Pan Am e Radiofreccia. Per altro, mai come di questi tempi il vinile è tornato di moda e trascina con una fetta di mercato sempre più consistente l’industria della musica, colpita al cuore (e al portafogli) dal download illegale e dai suoni liquidi. È la riaffermazione dell’oggetto-feticcio ed è una buona notizia per quelli di noi che hanno conservato, impavidi, piatti e testine. Come diceva Lou Reed: lasciamo il metacrilato dei compact-disc ai processi di ossidazione. La plastica non dorme mai. Quasi come la ruggine.

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