Scontro di civiltà a Gorino: appeso cartello choc in una chiesa

Immigrazione
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Il sindaco di Groino cerca di riscattarsi dalle accuse di razzismo ma nel suo paese la strada è ancora lunga

Visto che noi siamo, per voi, infedeli: ma perché non ve ne andate nel vostro califfato di Iraq con il santo Califfo El Bagdadi, il quale vive di armi e uccide a tutto spiano coloro che non sono sunniti?“. E’ il testo del cartello esposto sia dentro che fuori la chiesa di Gorino Ferrarese, la piccola frazione al centro delle cronache per aver respinto 12 profughe, erigendo delle barricate per bloccare l’autobus che trasportava le migranti, destinate poi altrove dalla prefettura.

Sopra la scritta contro i musulmani campeggia un simbolo arabo, la “N” che significa “Nazzareno” e sotto c’è una didascalia: “Questa rappresenta la “N” araba e significa “Nazzareno”, termine con cui il Corano indica i seguaci di Gesù di Nazareth. Questo segno è stato posto sulle case dei cristiani del califfato di Iraq, i quali sono stati costretti ad andarsene di casa, sono stati uccisi, costretti a cambiar fede, le donne rese schiave vendute e stuprate e violentate da quelli assassini. Noi siamo “orgogliosamente” dei “Nassarah”.

Il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha assicurato che il comportamento tenuto dalle istituzioni, che di fatto hanno ceduto alla protesta a Gorino, non costituirà un precedente: non ci sono, secondo il ministro, timori su possibili atti emulativi, con barricate anti-migranti in altre città. “Non lo consideriamo un precedente – ha detto all’ANSA – sono state circostanze specifiche ad aver determinato la scelta” di non portare le 12 profughe africane nell’ostello dopo i blocchi stradali dei cittadini: “La presenza di donne, di cui una incinta, ha consigliato di individuare altre soluzioni ed a non trasformare in una questione di principio un fatto che era di pura gestione di quel momento”.

Il sindaco di Goro (del quale Gorino è una frazione) Diego Viviani è preoccupato soprattutto per l’immagine emersa della sua comunità. E dopo l’accesa assemblea pubblica di ieri sera, ha ribadito di voler lavorare per “mettere insieme i cocci”, dopo quello che è successo. Secondo Viviani, le barricate sono state “una reazione a caldo e adesso, a mente fredda, dobbiamo dimostrare di essere altro da quello che siamo stati dipinti un po’ troppo frettolosamente e forse anche in maniera un po’ cattiva. Adesso noi per primi dobbiamo essere più buoni e fare in modo che gli altri siano più buoni con noi“.

Anche il parroco don Francesco Garbellini si interroga: ” Non abbiamo più i cristiani. Abbiamo gente che condivide la tradizione. Ma se fossi stato tu rifiutato così? Dopo tanta strada, dopo tante difficoltà?”.

Domande che probabilmente hanno scatenato l’ira di qualche abitante della cittadina.

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